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Caccia a ottobre rosso – Incubo Napoli, riappare il Pipita. Top e flop di Juventus-Napoli 2-1

Juventus - NapoliCaccia a ottobre rosso – Incubo Napoli, riappare il Pipita. Top e flop di Juventus-Napoli 2-1

La differenza, purtroppo, la fa sempre lui: Gonzalo Higuain decide la sfida dello Stadium di Torino con un colpo da fenomeno. Proprio il Pipita, il campione argentino che Napoli aveva adottato e promosso a rappresentante di una intera città, ha risolto una gara tatticamente in totale controllo azzurro, dopo un match in totale anonimato. Tutto Higuain in una manciata di secondi che risultano indigesti ai suoi ex tifosi. Giambattista Vico avrebbe parlato di corsi e ricorsi storici. Vuoi o non vuoi, Higuain era il piatto forte di serata, il personaggio più atteso, da addetti ai lavori e non. Come quegli innamorati che si incontrano dopo essersi lasciati: la ferita Pipita brucia ancora. E un’altra coltellata è servita, da quel maledetto 23 luglio. Ma andiamo per gradi: nessuna mirabilia nella prima frazione. Partita bloccata, squadre contratte, il Napoli abbozza bel gioco, la Juve si difende con ordine e qualche fallo di troppo. Una gara a scacchi tra i due mister, poi regna il nervosismo e la paura. Con Higuain nelle vesti di un anacoreta che predica (e impreca) in solitudine. Nella ripresa la Juventus sembra avere un piglio diverso, e trova anche il vantaggio con un rigore in movimento di Bonucci che, di collo pieno, approfitta di un liscio clamoroso di Ghoulam e insacca la porta di Reina. Passano appena quattro minuti e il Napoli si riporta in partita con Callejon, abile a sfruttare un assist al bacio di Lorenzo Insigne dalla corsia mancina: palla sotto le gambe di Buffon e parità acquisita. Entra Marchisio, la Juve gioca con decisione e più qualità in mezzo al campo e al minuto 71 (lasciamo all’ironia squisitamente partenopea e alla smorfia napoletana l’attribuzione di questo numero) succede l’irreparabile: Higuain approfitta di una respinta corta di Ghoulam (ancora lui!) e chiude i giochi. Il (fino a quel momento) fantasma dell’opera non esulta, ma la sua nuova squadra sì. Napoli a meno sette dalla capolista, nonostante una Juventus ancora opaca benché nota per la sua atavica impassibilità. Se Atene piange, Sparta – stavolta – ride, grazie ad un ex ateniese.

NAPOLI

REINA 6: prende due gol ma non ha alcuna colpa. Reattivo su Mandzukic e su ogni palla velenosa che passa in area, non può nulla su Bonucci e Higuain.

HYSAJ 5.5: incerto, impacciato e poco propositivo. La brutta copia del bel terzino che tanto ha impressionato la piazza partenopea la scorsa stagione.

KOULIBALY 6: protagonista di ottime chiusure nella prima frazione, naufraga con tutta la sua squadra nella ripresa.

CHIRICHES 6.5: patisce un po’ nel secondo tempo e qualche smagliatura si può vedere nel tabellino finale. Ma è un leader, difende con sicurezza, richiama all’ordine i suoi compagni di reparto con indubbio carisma.

GHOULAM 4.5: decolla con un’indecisione goffa che consente a Bonucci di sbloccare l’inerzia della partita e la falsariga non cambia: è suo l’assist per Higuain che decide il match. Serataccia.

DIAWARA 6.5: non sente l’emozione, sbaglia poco o nulla in mezzo al campo, ha personalità da vendere e le stimmate del predestinato.

ALLAN 6: corre come un matto e Pjanic risente molto della sua marcatura, non dà fiato al bosniaco. Ha il demerito di perdersi Higuain nel frangente del gol che sancisce la sconfitta.

dal 76° ZIELINSKI 6: pochi guizzi, ma almeno gioca con razionalità gli ultimi spiccioli di gara.

HAMSIK 5.5: una serie interminabile, dal 2007, di sfide avvincenti contro i bianconeri che la bandiera napoletana ha vissuto ventisette volte. Era una sorta di Pennywise per il club torinese, l’incubo eterno frutto della penna geniale di Stephen King, stavolta se ne sta solo soletto a svolgere compitini semplici, senza mettere mai paura ai bianconeri.

dall’83° EL KADDOURI sv

CALLEJON 6: primo tempo in sordina, dove appare schiacciato dalla marcatura di Chiellini. Prende un’infinità di falli, conquista le ammonizioni degli avversari ma predica nel deserto. Nella ripresa è autore del bel gol che riporta i giochi in parità, poi scompare.

INSIGNE 5.5: nel primo tempo è fumoso e impreciso, Barzagli non lo fa giocare. Nella ripresa sembra tornato in lui: è sua la pennellata per Callejon che vale l’1-1. Nel suo momento migliore Sarri decide che non c’è più tempo per lui, inserisce Giaccherini e inveisce contro il suo allenatore.

dal 61° GIACCHERINI 5: dovrebbe garantire intraprendenza e copertura:  è evanescente per tutta la mezz’ora che il mister gli concede contro la sua ex squadra.

MERTENS 5: stranamente impreciso, anche nei controlli più banali. Si libera bene dall’asfissiante marcatura di Bonucci in un paio di occasioni, ma cicca clamorosamente il pallone.

SARRI 5: machiavellico, con due sostituzioni davvero inconcepibili. Perde la partita contro Allegri nell’inserimento dei cambi, anche perché il suo team è sembrato spesso impegnato a specchiarsi sulla sua incompiuta bellezza nell’ultimo quarto. Eppure se la stava giocando più che dignitosamente contro la corazzata juventina.

 

JUVENTUS (3-5-2): BUFFON 6; BARZAGLI 6.5, CHIELLINI 5.5 (40’ CUADRADO 7), BONUCCI 6.5; LICHTSTEINER 5.5, KHEDIRA 6, PJANIC 5.5 (68’ MARCHISIO 7), HERNANES 5 (77’ STURARO sv), ALEX SANDRO 5.5; HIGUAIN 6.5, MANDZUKIC 5. ALL: ALLEGRI 7.

 

foto: Fabio Ferrari, LaPresse

su Andrea Fiorentino

Napoletano, cronista "seriale" di sport, cultura & spettacolo, artigiano di suoni, musicista e amante della parola scritta

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