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“40 Anni di Trapianti. Il Sud non restò indietro”: un convegno per celebrare l’attività del Centro Interdipartimentale Trapianti di Rene dell’Azienda Ospedaliera Federico II

17778890_10211223471376671_1476622224_oSi è svolto ieri, presso l’Aula Grande “Giuseppe Negro” (edificio n.6) del Policlinico Federico II di Napoli, il Convegno dal titolo “40 Anni di Trapianti. Il Sud non restò indietro”. Il Centro Interdipartimentale Trapianti di Rene dell’Azienda Ospedaliera Universitaria festeggia i 40 anni di attività. Dalla data del primo trapianto risalente al 4 aprile 1977, ad oggi, il Centro ha eseguito circa 1000 trapianti di rene, la maggior parte da cadavere. Un risultato significativo per la nostra regione e per i suoi pazienti, oltre che motivo di soddisfazione e di orgoglio per tutto il personale medico che ha contribuito, nel corso degli anni, a raggiungere questo risultato. Scopo dell’iniziativa, che si è aperta con il ricordo delle fasi storiche di questa attività, è stato quello di celebrare i quarant’anni di attività del Centro e l’inizio di questa in tutto il Sud Italia, focalizzandosi sui recenti progressi scientifici raggiunti dalla scienza trapiantologica. Sono stati illustrati i traguardi raggiunti dalla chirurgia e le nuove tecniche cui si può ricorrere. Ampio spazio è stato dedicato alla problematica delle donazioni, tema sempre molto vivo, e di come si è evoluto nel tempo il concetto di donatore.

“Quarant’anni orsono alcuni coraggiosi quali i professori Giuseppe Zannini, Renato Cuocolo, Mario Luigi Santangelo, Vittorio Emanuele Andreucci e Adolfo Ruggiero, spendendo la loro alta professionalità ed il loro carisma, osarono aprire la stagione dei trapianti nell’intero Meridione – ha spiegato il Direttore Centro Interdipartimentale Trapianti di Rene dell’Università Federico II  – Tutti coloro che hanno poi continuato questa affascinante attività al servizio degli ammalati considerano quel giorno un evento storico e forse addirittura una pietra miliare della sanità del nostro paese in quanto gli anni immediatamente successivi videro, anche al Sud, la nascita del trapianto del cuore e poi del fegato – ha concluso il Prof. E. Di Salvo.

Accanto alle note di presentazione del Presidente dell’Evento e del Prof. M.L. Santangelo, nelle vesti di  Presidente Onorario, hanno primeggiato alcune icone Mediche altamente professionali e specializzate nel campo. Un’esibizione volta a catturare l’interesse del pubblico presente in aula (Chirurghi da ogni angolo del Paese, giovani laurendi, assistenti medici e giornalisti) e improntata su scatti fotografici di interventi d’asportazione del rene, nefrologici, infettivologici, immunosoppressivi e più in generale di gestione clinico-chirurgica del paziente trapiantato, che ha arricchito il suo progresso con l’invenzione della tecnologia robotica.

Fra i tanti moderatori dell’evento abbiamo intercettato il Prof. Vincenzo D’Alessandro, Dirigente Medico Centro Interdipartimentale Trapianti di Rene, Università di Napoli Federico II (Na), che ha spiegato ai nostri microfoni in che modo si è evoluto nel tempo l’approccio storico-tecnico trapiantistico, fino alla qualifica d’intervento ottenuta tra le mura dei nostri presidii ospedalieri.

Quale alto grado ha raggiunto la fase del Trapianto medico da 40 anni a questa parte? “Quaranta anni fa come è stato detto magistralmente dal Prof. Santangelo, sono stati eseguiti i primi due interventi nello stesso giorno, con organi prelevati al Santobono e appartenenti ad una bambina di 9 anni – esordisce il Professore -. Da allora il profilo del donatore ha avuto enormi cambiamenti. Persone che 20-30 anni fa, alla medesima età, si proponevano ad effetturare processi di donazioni nei confronti di molteplici vittime di incidenti stradali. Proprio per questa ragione, siamo stati protagonisti di tante camapagne nelle scuole per cercare di attivarne la sicurezza. E devo dire che la nostra voce ha avuto un seguito positivo a riguardo, in quanto si sono ridotti in gran numero gli incidenti. Oggi, come dicevamo, è cambiato l’aspetto del donatore, perchè si parla di un profilo cinquantenne che si aggancia attraverso similitudini nei pazienti coetanei. A riguardo, dunque,  è stato promosso un famoso programma nazionale, intitolato “Old For Old”, che afferma: se gli organi hanno una certa età nei donatori, vengono affidati a pazienti (di una certa età)  in lista d’attesa, subito dopo una biopsia. Negli anni dunque il trapianto si è evoluto nei nostri presidii attraverso alcuni devices, in fase di sperimentazione e che in futuro potrebbero sostituire l’organo, come una sorta di scatoletta anteposta all’interno dell’addome e che funge da filtro di collegamento con i vasi sanguigni e quindi sostituire direttamente il rene da trapiantare. In America invece vige l’intervento programmato, perchè la metà dei trapianti viene effettuata da viventi, pronti a donare il proprio organo al proprio familiare (nella maggior parte dei casi) che soffre di insufficienze renali, diversamente dalle donazioni da cadavere, invece, molto frequenti in Italia”.

“Nella Regione Campania dopo le Legge 91′-99′ promossa dalla Bindi, si è registrato un discreto progresso nel nostro sistema sanitario dei trapianti. Nel 2000 invece l’allora Presidente Bassolino istituì un Alto Comitato, razionalizzando completamente la situazione. Sono aumentati dunque le donazioni, si è avuta una sorta di rinascita nei Centri di Trapianti che nonostante i problemi economici e il debito sanitario incombente, io e l’intero personale medico siamo riusciti ad effetturare più di 50 trapianti in un solo anno”.

Autore di molteplici interventi di trapianti, il Professore ci racconta la sua più grande soddisfazione durante il suo operato e cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro.

“La mia più grande soddisfazione è ogni volta che faccio un’operazione. L’organo che da morto diventa vivo è come vedere una persona morente, che si rimette in vita in un batter d’occhio. Oso definirlo un miracolo, dunque, perchè per me ogni volta è sempre la prima e la più grande gioia per il mio profilo di medico chirurgo. Per il futuro, invece, ci dobbiamo aspettare che la scienza e la tecnologia – conclude – facciano il loro corso, andando a giovare soprattutto sulle nostre strutture ospedaliere, che devono attrezzarsi affinchè queste punte di diamante che mette a nudo la Scienza, arricchiscano le nostre capacità sul campo”.

Durante il convegno nell’Aula Grande “Giuseppe Negro” il nostro Prof. si è distinto tra le maglie della “Tecnica di Trapiantologia Renale”. La sua spiegazione parte dal primo intervento di prova sul colon di un cane fino al 1947, anno del primo trapianto di rene umano. In seguito “molleggiando” le funzioni del bisturi, la straordinaria scoperta nel Febbraio del 1955 di un caso di gemelli omozigoti. Dopo 60 anni di trapianti si registrano, per la maggior parte dei casi, similitudini tra pazienti con lo stesso gruppo sanguigno. Si è arrivati dunque ai giorni nostri, dove il progresso della tecnologia in concomitanza all’evoluzione della scienza nella scoperta delle “Cellule Staminali”, ha cambiato le carte in tavola, in quanto interagendo attivamente tra i vasi sanguigni, ha soppresso qualsiasi deficit sull’esportazione del rene.

Foto: rete internet

su Marta Rea

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