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Aronica: “Il mancato ritorno al Savoia? Vi racconto tutto! Napoli, le responsabilità vanno condivise”

di Giovanni D’Avino

Lo scorso quattro febbraio era arrivato il suo esonero dal Savoia, che aveva affidato la panchina a mister Mauro Chianese. Dopo i pessimi risultati di quest’ultimo – cinque punti in cinque partite – ed il conseguente allontanamento, la società oplontina aveva pensato al ritorno di Salvatore Aronica, che poi però non si è concretizzato. L’ex difensore del Napoli si è affidato a SportCampania per raccontare in esclusiva la sua versione dei fatti, e per esprimere un parere anche sulla stagione del club partenopeo.

– Mister, partiamo dalla fine. Il suo ritorno al Savoia sembrava cosa fatta, ed invece…

Fino a questo momento non ho mai rilasciato interviste dopo il mio esonero, ma ora che sono libero da qualsiasi vincolo contrattuale ci tengo a puntualizzare alcune cose. Questo perché non voglio che la gente pensi che io abbia fatto chissà quali capricci o abbia avuto un comportamento ostativo nei confronti del Savoia. Domenica mi ha chiamato la società nella persona del presidente e dei vari direttori chiedendomi di tornare, eravamo d’accordo su tutto a cominciare dalla rosa: non ho chiesto l’allontanamento di nessuno perché per me tutti i giocatori sono validi e la rosa mi stava più che bene“.

– Anche Scalzone, con cui i rapporti non sono certo stati idilliaci?

Certo, nella videochiamata di domenica sera abbiamo affrontato anche la questione di Angelo. Non ho posto nessun veto, perché le mie scelte nei suoi confronti erano esclusivamente tecniche. Con Orlando e Kyeremateng la squadra volava, e a quel punto Scalzone non rientrava nei miei piani. A dicembre io e la società avevamo deciso di comune accordo di cederlo, prendendo Gennaro Esposito – che è un giocatore di enorme valore, per qualità tecnico-tattiche ed umane – e quindi mi assumo la responsabilità di queste scelte. Ma non ci sarebbe stato alcun problema con lui se fossi tornato”.

– E allora qual è stato il pomo della discordia?

L’unico problema che è nato riguardava lo staff, perché volevano affidarmi uno staff deciso da loro, e che adesso hanno affidato al nuovo allenatore. Era formato dal preparatore atletico di Chianese (Emiliano Salsano, ndr), dall’allenatore dei portieri della Beretti (l’ex portiere Francesco Gallo, ndr), dal direttore del settore giovanile che avrebbe dovuto fare il secondo (Pasquale Ottobre, ndr) e dall’allenatore della juniores come collaboratore tecnico (Antonio Barbera, ndr). Io, invece, professionalmente ritenevo opportuno lavorare con il mio staff. Capirete che per un allenatore è fondamentale lavorare con uno staff che sia consono alle sue idee calcistiche. Lavorare con gente che non conosco mi sembrava una forzatura, l’ho fatto presente alla società che mi ha risposto che non era possibile ed in caso contrario avrei dovuto dimettermi. A quel punto, ho preferito dare le dimissioni con grande onestà e rinunciare al contratto in essere e a tutti gli emolumenti che mi sarebbero spettati da qui a fine stagione, facendo risparmiare alla società anche una bella cifra. Ecco perché secondo me bisognerebbe fare un plauso ad Aronica, anziché criticarlo come ho letto da qualche parte dove si diceva che per colpa mia il Savoia ha dovuto pagare un terzo allenatore. Ci tengo comunque a dire che è avvenuto tutto con la massima sincerità e serenità, anzi ringrazio il presidente e tutta la famiglia Mazzamauro per l’opportunità datami ad inizio stagione e per aver pensato a me dopo l’esonero di Chianese”.

– Mister, dalle sue parole traspare un certo rammarico…

A gennaio avevo lasciato la squadra seconda o terza in classifica, mentre ora la situazione è decisamente cambiata. Il mio lavoro era sotto gli occhi di tutti e mi sarebbe davvero piaciuto tornare a Torre Annunziata per completare il percorso iniziato in estate, ma non ci sono stati i presupposti. Ho instaurato un rapporto eccezionale con i ragazzi, dopo il mio esonero sentivo spesso molti di loro. Ed infatti, quando si è paventata la possibilità di un mio ritorno, ho ricevuto telefonate da almeno una dozzina di membri della squadra che erano contenti di ciò, il che testimonia la bontà del gruppo che avevamo creato. Il rammarico più grande è non essere potuto tornare a dare una mano con un gruppo che sentivo mio e che mi seguiva in campo e fuori”.

– Facciamo un passo indietro: dopo un inizio di campionato molto buono, la squadra ad un certo punto è entrata in un vicolo cieco. Come mai?

La sosta di novembre ci ha tagliato le gambe: in quel periodo prendemmo il Covid io, il mio secondo, l’allenatore dei portieri, il preparatore atletico e cinque-sei giocatori: di conseguenza, per ventidue giorni la squadra si allenò in maniera più blanda. Abbiamo ripreso a giocare l’8 dicembre contro il Latina, che in quel momento era in uno stato di grazia, perché loro avevano avuto la possibilità di disputare delle amichevoli mentre noi no perché la Campania era in zona rossa. Avevamo perso lo smalto ed entrammo in un trend negativo perdendo alcune partite e pareggiandone altre che avremmo meritato di vincere. La squadra fisicamente non stava bene, ma poi all’inizio dell’anno nuovo ci siamo ripresi alla grande, facendo dodici punti in sei partite nonostante rigori sbagliati ed espulsioni. A quel punto però la società – come è giusto e lecito, visto che è nelle sue facoltà – decise di cambiare allenatore”.

– Il cambio di allenatore quindi fu giustificato col fatto che la posizione di classifica non era in linea con gli obiettivi?

Sì, l’obiettivo sin da inizio stagione è sempre stato quello di vincere il campionato e la posizione di classifica non era per loro soddisfacente. Ritenevano ancora di poter recuperare il gap con Latina e Monterosi, anche se a mio avviso ciò era molto difficile già cinque partite fa, perché le due laziali viaggiavano con un ritmo diverso dal nostro. Secondo me i risultati che avevamo ottenuto erano in linea con le possibilità della squadra, anche perché in estate si era cambiato tantissimo: allenatore nuovo, direttore sportivo nuovo, della squadra titolare dell’anno scorso era rimasto solo Poziello. Bisognava aver pazienza, la squadra era stata rinforzata nel mercato invernale, mentre nei primi mesi della stagione eravamo quasi sempre contati. Per vincere i campionati servono certezze e punti di riferimento”.

– Da ex bandiera del Napoli, è doveroso un accenno conclusivo alla situazione del club partenopeo…

Il Napoli domenica contro il Milan ha l’opportunità di dare un segnale importante ad una stagione che si è messa in salita per l’eliminazione in Coppa Italia, in Europa League e per la sconfitta in Supercoppa. Le prossime tre partite consecutive contro le big che sono davanti in classifica (Milan, Juventus e Roma, ndr) possono dare un’iniezione di fiducia, che sarebbe fondamentale per riprendere il cammino verso il quarto posto. Gattuso? Si sa che per gli allenatori contano solo i risultati. L’anno scorso Rino è arrivato in una situazione di grande disagio all’interno dello spogliatoio dopo l’allontanamento di Ancelotti, ed è stato bravo a risanare il gruppo e l’ambiente e vincere la Coppa Italia. Ha fatto un lavoro egregio, quest’anno i risultati non sono il linea con i programmi, ma quando una stagione è fallimentare credo che le responsabilità vadano condivise tra tutti: società, area tecnica e gli stessi calciatori. Le difficoltà difensive? Purtroppo il reparto arretrato si è contraddistinto in negativo, ci sono giocatori che non stanno rendendo secondo le aspettative. Koulibaly è l’emblema di questa negatività perché anche un giocatore del suo valore, uno dei più forti difensori a livello europeo, sta incappando in qualche distrazione. Mi auguro che la situazione possa sistemarsi al più presto, Ghoulam poteva essere un valore aggiunto, ma purtroppo quest’anno Gattuso si trova a dover fare i conti con parecchie assenze e sicuramente non poter lavorare sempre con la rosa al completo incide nelle prestazioni”.

Fonte: sportcampania.it

Foto: dalla rete

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