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La banalità non è mai banale – Emozioni, episodi. Napoli tradito dal suo poco cinismo

La banalità non è mai banale – Emozioni, episodi. Napoli tradito dal suo poco cinismo

Il calcio, o più generalmente lo sport, è compagno fedele della bellezza, pregno di vita. Quanto di più lontano dalla morte. Ma siccome il calcio è una disciplina umana e sensibile, la morte ogni tanto si presenta come ospite indesiderata. Deprime, abbatte. E altre volte fa riflettere, costringe a maturare. E a ricordare. La domenica del pallone ricorda al minuto 13 di tutte le partite la figura di un ragazzo perbene, un ottimo professionista di questo sport, Davide Astori, tragicamente scomparso un anno fa. E, trascinati dal suo sorriso, bisogna andare avanti. Anche qui. Visto da vicino, niente è davvero banale. Presente, passato e futuro. Il ricordo di Astori in un clima di festa ed eccitazione allo stesso tempo, Hamsik (che ha debuttato oggi con la maglia del Dalian Yifang) e mister Sarri tifosi illustri dall’estero, la resa dei conti che non si gioca qui e oggi, ma è passaggio obbligatorio verso un futuro che sarà senza dubbio puntellato da questo presente. Al primo ciclo Ancelotti, una vittoria contro i bianconeri nel Tempio di Fuorigrotta significa inaugurare una nuova era, che va oltre la classifica e oltre il punteggio. La Juventus parte con 13 punti di vantaggio, ma la rivalità è sempre altissima. Il Napoli non può fare altro che vincere, la Juventus non può fare altro che non perdere (vincere significa scudetto cucito con largo anticipo; pareggiare quasi): una sconfitta bianconera vorrebbe dire riaprire un po’ il discorso, ricordandosi anche del difficile calendario di fine stagione. Anche se possiamo asserire, in verità e con mera sincerità, che questo campionato ha poco da dire per ciò che concerne queste due squadre. Questa partita però vale molto di più, questa partita ha sempre un sapore speciale. Purtroppo non possono assistere al match gli appassionati azzurri non residenti in Campania per un machiavellico protocollo imposto dal Cams. Assurdo. Ma tant’è. Il fischio di Rocchi ci consente di spostare l’attenzione sulle vicende di campo. E della prima parte c’è poco da dire: avanti la Juve 2-0 grazie alla punizione di Pjanic (dopo il rosso comminato a Meret per un’uscita disperata su Ronaldo) e ad Emre Can, bravo a sfruttare di testa un cross di Bernardeschi. In mezzo, commozione e rabbia, dopo il ricordo ad Astori e il palo di Zielinski un minuto dopo la rete di Pjanic. Nella ripresa il Napoli cerca l’episodio per riaprire una partita piuttosto compromessa visto lo svantaggio sia numerico che di risultato. E gli episodi non mancano: entra Mertens, Pjanic si fa buttare fuori dopo aver interrotto un’azione con un tocco di mano a inizio secondo tempo, gli azzurri poi trovano il gol con Callejon. Continua il forcing del Napoli sospinto dal pubblico di casa, Zielinski colleziona pali, i suoi compagni raccolgono corner come figurine Panini. Rocchi concede la massima punizione per un tocco di braccio di Alex Sandro in area, Insigne fa a gara con Zielinski a chi prende più pali. Finale concitato, il nervosismo prende il sopravvento e la gara si trascina via, fino al triplice fischio. Emozioni, episodi. Napoli-Juventus non sarà mai banale.

Foto: rete internet

su Andrea Fiorentino

Napoletano, cronista "seriale" di sport, cultura & spettacolo, artigiano di suoni, musicista e amante della parola scritta

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