“Il tema del lavoro è centrale nell’azione di questa Giunta Regionale. Il diritto al lavoro è la più pressante priorità. Le azioni e il confronto sul tema richiedono oggi, più di ieri, serietà e realismo, perché oggi la crisi, la lunga crisi, ha generato una frattura sociale ai limiti della sostenibilità”. Inizia così la nota con cui il Stefano Caldoro è intervenuto sulla bufera sollevata dai manifesti dei disoccupati affissi in questi giorni a Napoli. “Dal primo giorno abbiamo posto questa come urgenza varando, primi in Italia, il piano triennale per il lavoro. Primi in Italia a riprogrammare, con il piano di azione coesione, le risorse europee e nazionali per misure anticrisi e antirecessione, per difendere i livelli occupazionali e il sostegno al reddito aggrediti dalla crisi, anche contro la diffidenza di molti che evidentemente sottovalutavano il problema Sud. Tutto ciò con il confronto politico a partire dalle forze sociali, protagoniste insostituibili oggi più di ieri. Anche con opinioni a volte diverse abbiamo condiviso una fondamentale premessa: chiudere definitivamente la pagina che ha negativamente contraddistinto per troppi anni la politica del lavoro in Campania. Un misto di assistenzialismo e rendita improduttiva che toglie lavoro vero per dare reddito, senza lavoro, a pochi. Abbiamo aperto una strada nuova, giusta nel merito, obbligata dalla situazione economica . Nessuno sarà lasciato, per quello che compete a noi Regione, senza protezione sociale. A nessuno sarà negato l’impegno continuo e determinato dell’Istituzione nel trovare soluzioni che riducano i sacrifici nella fase ponte che porta dalla crisi aziendale ai nuovi piani industriali finalmente sostenibili. Questa è la nostra rotta dal primo giorno e continuiamo senza cedimenti o paure su questo percorso”. Sulla violenza e l’ingiuria il Presidente precisa: “Questa strada può essere percorsa anche tra critiche e opinioni diverse solo nel campo della responsabilità, del rispetto dei diritto e delle opinioni che si misurano negli ampi spazi che garantisce la democrazia… L’altro campo è quello del disordine, del caos, della violenza, della consuetudine alla illegalità che strumentalizza rivendicazioni e diritti reali con finalità eversive. Due campi opposti dove la linea di confine non può essere travalicata ‘democraticamente’, né può delimitare un’area di pericolosa equidistanza”.
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