Proto: l’ex base Nato e i suoi segreti

Carinola (Ce). Tra Mondragone e Sessa Aurunca, nel territorio del Comune di Carinola zona “Casanova”, nella provincia di Caserta, giace da anni lo scheletro arrugginito di una ex base Nato. Nome in codice: Proto. Scavata negli anni Cinquanta (quindi in piena guerra fredda) nella roccia del Monte Massico e ideata come bunker antiatomico, la base aveva come suo fine recondito quello del controllo e monitoraggio militare dell’intero Mediterraneo. All’interno di Proto vivevano circa 300 persone e in caso di attacco nucleare avrebbe ospitato i militari Nato provenienti da Napoli. Nel 1996 la base è stata chiusa e abbandonata al proprio destino. Ma perché? Fonti ufficiali parlano di fine della guerra fredda, ma una chiusura quasi fulminea della segretissima roccaforte militare ha lasciato non pochi sospetti. Cosa accadeva realmente all’interno di Proto? Quali segreti si nascondevano in quei cunicoli inaccessibili e inimmaginabili? E perché la base è stata lasciata all’abbandono, nel degrado ambientale e all’incuria delle Istituzioni? Questa serie di interrogativi hanno mosso le nostre ricerche che ci hanno spinto sino alla base. L’individuazione del luogo non è stata semplice. Durante il tragitto, a partire da Mondragone, abbiamo chiesto della base ma nessuno dei nostri interlocutori ha saputo risponderci e darci indicazioni. Le ricerche effettuate nei giorni precedenti e prima di metterci in viaggio ci hanno permesso di arrivare a Carinola, nel casertano. Direzione ultima del viaggio: Monte Massico. Lungo la strada, scoscesa e accidentata, per lunghi tratti off limits nonostante sia stata percorsa a piedi, abbiamo provato nuovamente a chiedere a contadini e cacciatori in mimetica informazioni sulla ex base, ma in tanti si sono rifiutati di parlare. Qualcuno si, ci ha raccontato del ricordo di “camion che passavano in Paese con missili e attrezzi militari diretti verso la base”. Fantasticherie popolari o non, mano a mano che ci siamo avvicinati alla base, e quindi allo spettro militare, il paesaggio è diventato sempre più cupo e tenebroso. Arriviamo davanti ad un grosso spiazzale, probabilmente all’epoca utilizzato per il decollo e l’atterraggio di elicotteri, che ci da il benvenuto davanti alla base che sembra incastrata dentro una parete rocciosa del Monte Massico. La vegetazione e soprattutto l’inciviltà della gente rendono inaccessibili alcuni punti: spazzatura e lastre di amianto non mancano, l’opera di sciacallaggio non ha risparmiato nemmeno il territorio della ex base. Ci avviciniamo ad una struttura in cemento, probabilmente la cabina elettrica della base: tutto divelto. Rame, fili elettrici e ogni tipo di oggetto potesse essere rivenduto al mercato nero è stato portato via. Un serbatoio in ferro in bella vista e arrugginito è rimasto al suo posto a testimoniare forse la quotidianità di quel luogo che qualche anno prima brulicava di mimetiche e codici segreti. La nostra attenzione è catturata da un particolare: dalle crepe del cemento sotto i nostri piedi avvertiamo un fruscio. Il vento potrebbe ingannarci ma ci avviciniamo e scorgiamo tra sacchetti di spazzatura che la crepa è di vasta dimensione e quel fruscio potrebbe essere semplicemente un rintrono d’aria. Eco proveniente dal sottosuolo. Ci avviciniamo ad una parete di cemento che senza dubbio è stata innalzata in un secondo momento, dopo l’abbandono della base. Dai quattro buchi lasciati aperti come “prese d’aria” il frastuono è sempre maggiore. Come se all’interno della base, esattamente dietro la parete in cemento davanti a noi, ci fosse qualcosa di meccanico e segreto. Potrebbe essere una fuga du gas? Le nostre sono semplici supposizioni, ci allontaniamo dalla parete perchè, di qualsiasi cosa si tratti, potrebbe essere nocivo per la salute. Per questo motivo non entriamo all’interno della base, sarebbe rischioso farlo senza le dovute attrezzature, tute e mascherine in primis. Ci limitiamo a fare un “sopralluogo” all’esterno e la sensazione che avvertiamo non è assolutamente positiva in chiave impatto ambientale. Le nostre potrebbero essere anche semplici suggestioni, ma i nostri dubbi, dopo la presenza ai piedi di Proto, si amplificano.