Tre crolli in tre giorni. No, non è uno scherzo di carnevale, è l’amaro resoconto, davvero insopportabile, che riceviamo “in eredità” dopo questi giorni di pioggia e maltempo. Il bilancio dei disastri agli Scavi di Pompei è elevatissimo: un crollo dietro l’altro, una vergogna alla volta che si verifica in successione, nel silenzio e nella rassegnazione dei responsabili di questo scempio. E così sta scomparendo, sotto i colpi dell’incuria e della vergogna, un patrimonio che il mondo intero ci invidia. La vera e indiscussa “Grande bellezza” del Sud, l’onnipotenza della cultura, della storia, della civiltà, tutto perso sotto fango e acqua a marcire a causa di una oscena e ripugnante classe politica incapace di trovare una soluzione concreta all’increscioso disastro. Assistiamo impotenti e disgustati alla macerante situazione di Pompei, l’ennesima sciagura che colpisce il nostro territorio secondo un ormai consolidato ritornello che vede classe politica e Istituzioni incapaci di arginare il degrado. Il declino di Napoli, il degrado delle province, la Campania definita “Terra dei fuochi” e adesso (ma in verità già da troppo tempo!) il crollo di Pompei: tutto davvero intollerabile. Tralasciando le altre criticità e soffermandoci esclusivamente sull’amara attualità degli scavi possiamo dire che quello che sta accadendo in queste ore a Pompei – con le news sui pezzi che continuiamo a perdere che stanno facendo il giro di tutto il mondo – è vergognoso, ogni crollo rappresenta l’ennesimo fallimento del “sistema campania”, dai Comuni alla Regione, nessuno escluso. In fin dei conti il destino degli scavi rappresenta sin troppo la fedele riproduzione di quello che sta accadendo nel nostro Paese, con l’involuzione culturale che imperversa, con gli interessi di troppa gente catalizzati verso il “grande fratello” o per i reality e con le radici e la storia dell’Italia che marciscono sotto la dura crosta dell’ignoranza dove sguazza e si riproduce il germe della cattiva politica. Ma non ci vogliamo rassegnare a quest’ennesima vergogna, no! E non vogliamo nemmeno le solite scuse! Perchè già sappiamo che si dirà che la “competenza ” spetta alla Soprintendenza e si procederà poi alla sequela delle discolpe e della troppo spesso ascoltata lagna dello scaricabarile, procedura che da sempre ha caratterizzato le rogne senza risoluzione. A cosa serve trovare i colpevoli se poi contestualmente non si mettono in campo azioni concrete per gli scavi? A nulla. Noi non vogliamo colpevoli da mettere sulla graticola, ne abbiamo già tanti, a noi interessa il rispetto per un patrimonio che non deve morire, che deve essere tutelato ad ogni costo! Il tempo delle chiacchiere è scaduto, che si ponga in essere – anche con l’aiuto del Governo – un progetto serio e produttivo per quegli scavi che hanno resistito ai secoli e che adesso stanno cadendo sotto i colpi della disorganizzazione e dell’incompetenza.
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