L’arresto del “Padrino”, le connivenze tra politica e criminalità: è “Italia nostra”

L’ennesimo arresto “celebre”, di quelli definiti di “pezzi da novanta”, con la notizia che fa il giro del mondo in pochi minuti: un ex parlamentare italiano che finisce in cella con accuse gravissime che vanno dall’estorsione alla concorrenza sleale aggravata dalla finalità camorristica. E dove sta la novità? Ci meravigliamo per così poco? Francamente no, non ci stupiamo affatto. Ed è grave che ciò non accada, perchè vuol dire che ci stiamo abituando al peggio! Quello di stanotte non è il primo e (purtroppo siamo certi) nemmeno l’ultimo dei casi riportati alla luce dalla magistratura che smascherano connivenze tra esponenti della cosa pubblica e criminalità organizzata. Il “Padrino” è stato arrestato per la seconda volta nel giro di un anno e i suoi rapporti (vergognosi) con il clan dei Casalesi la dicono lunga sul suo conto: se le accuse da parte degli organi competenti fossero confermate – nonostante nel nostro sistema giudiziario sia presente il principio di non colpevolezza fino a condanna definitiva – staremo di fronte all’ennesima disgustosa e vomitevole vicenda all’italiana, con l’insopportabile connubio tra mafia e politica di nuovo a materializzarsi come un incubo maledetto e a procurarci vergogna in quella che da tempo è definita “Italia nostra”. Questo cancro maledetto ci tiene in ostaggio praticamente da sempre, risale alla “notte dei tempi” il triste fenomeno della corruzione politica tanto che ormai della quasi naturale “propensione al delinquere” di tanti, troppi, nostri onorevoli è considerata come “cosa di tutti i giorni”. Si sa, ma non dovrebbe essere così, che a senatori, onorevoli, consiglieri, assessori e via di seguito piacciono le mani in pasta, e che spesso questi gentiluomini si fanno beccare con le stesse mani nella marmellata dei loro sporchi affari: avviene in Italia così come in tanti altri posti del mondo. Non è una giustificazione, condanniamo il fenomeno e auspichiamo sempre la rimozione dalle Istituzioni delle cosiddette mele marce al potere. Ma quando emergono episodi di rapporti tra politica e mafia la nostra indignazione e soglia di sopportazione si innalza: inaccettabile che un nostro rappresentante in Parlamento, in Consiglio Comunale o Regionale possa avere rapporti con chi uccide o spaccia droga o sfrutta la prostituzione o vende armi! Con chi ha seppellito rifiuti condannando intere popolazioni alla morte e all’avvelenamento della natura, chi ha ammazzato preti, magistrati, donne e bambini, chi ogni giorno con ignoranza e violenza macchia la vita di milioni di cittadini onesti cosa si potrebbe discutere? Non lo potremo mai accettare, no, questo letame e il nostro disgusto in questi casi sale insieme alla sete di giustizia. Siamo stanchi di denunciare, ci aspettiamo finalmente dei fatti concreti: vanno bene gli arresti, bene la lotta alla criminalità che deve rimanere costante e dura, ma la speranza è che dall’alto cambi qualcosa per davvero! Se non c’è lavoro, se la miseria imperversa la criminalità continua a sguazzare e quelli li potranno ancora condurre i loro sporchi intrallazzi! Non lo sopportiamo più questo Stato delle banane e della vergogna, questa “Italia nostra” ci fa sempre più schifo! O cambiamo qualcosa o avviamoci verso la Fine!

Foto: rete internet