Università: fabbrica di inoccupati e precari

Da ieri sono partiti i test per medicina e nei prossimi giorni sarà la volta delle altre facoltà: si è inaugurato, così, in anticipo rispetto agli altri anni, la stagione “accademica” che porterà le nuove matricole nel mondo dei futuri precari e degli inoccupati. “Meglio che mi imparavo zappatore” la celebre frase del film del re della sceneggiata, frase che in tanti studenti forse pronunceranno dopo la fine del percorso di studio: avvocati, ingegnieri, architetti, materie classiche o scientifiche, quasi per tutti il destino è lo stesso. Precariato, inoccupazione, desolazione e fuga all’estero! Altre vie non ci sono! Senza la spintarella del politico di turno o del “pezzo da novanta” non si va da nessuna parte, il curriculum può prendere il volo solo con l’aiutino dall’alto. Anche se, c’è da dirlo, negli ultimi tempi persino la raccomandazione sembra aver perso il suo “fascino” visto che ormai la crisi ha cristallizzato tutti i settori: il lavoro non ci sta, la politica lo promette da anni ma i dati Istat sul lavoro giovanile sono davvero inquietanti. La soluzione? Chi riesce a salvarsi dalla depressione scappa dal nostro Paese delle banane, cerca una nuova vita in altri posti perchè quì in Italia c’è davvero poco da sperare. Perciò pensiamo a quelle facce che abbiamo visto ieri di giovani entusiasti che si apprestavano a fare i loro test di ingresso a medicina e a quelli che in questi giorni farano le altre prove. Pensiamo alla speranza che ripongono nell’università per cercare un’occupazione gratificante e migliore, pensiamo ai tanti genitori che faranno dei sacrifici per far continuare a studiare i loro figli che prenderanno quel “pezzo di carta” e avranno un titolo in più. Se solo quelli a Roma, nella mangiatoia capitale, avessero visto quelle facce forse probabilmente potrebbero tentare di provare a fare qualcosa per i giovani che rappresentano il futuro del paese. Ma già lo sappiamo che questa è e resterà solo un utopia: la torta da spartirsi è piccola e le mani in pasta a loro piace averle, sempre. Non riponete troppa speranza, quindi, nella politica che non ci salverà: studiate e (se potete) andate via da quì. Nel frattempo continuiamo a sognare ma soprattutto a lottare affinchè possa cambiare davvero qualcosa! Per noi e per quei giovani che hanno ancora negli occhi la speranza!

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