Ieri a Roma si sono poste le basi per una svolta nella vicenda Irisbus.
I licenziamenti sono stati scongiurati, la mobilità è stata abbandonata, l’intervento del Governo ha convinto i rappresentanti del Lingotto riuniti ieri al Ministero per lo sviluppo economico.
Altri sei mesi di cassa integrazione in deroga per i 300 lavoratori Irisbus e poi l’azienda irpina dovrebbe riaprire i battenti in autunno o comunque entro l’anno grazie ad una nuova cordata pronta a subentrare alla Fiat.
Si ritiene che si tratti della Kinglong Italia, costola nazionale della multinazionale cinese Xiamen King Long.
Critico il giudizio del deputato irpino del M5S Carlo Sibilia che ha dichiarato: “nella pantomima dell’incontro di oggi, in cui non si è parlato in termini concreti di chi vuole fare qualcosa e quando, ma i dettagli sono stati rinviati ad un incontro agli inizi di maggio, abbiamo assistito ad una finta trattativa tra il Governo e la ormai ex Fiat. La diatriba era: messa in mobilità dei lavoratori, e quindi chiusura definitiva dello stabilimento, o cassa integrazione in deroga per l’ennesima volta, continuando così ad alimentare false speranze probabilmente solo a fini elettorali, vista l’imminente elezione europea?”.
Un comunicato di Fim e Cisl esprime invece un leggero ottimismo: ““Si stanno realizzando condizioni concrete per garantire il prosieguo delle produzioni e il reimpiego di tutte le maestranze: questo è stato possibile grazie all’impegno e alla mobilitazione dei lavoratori e del sindacato irpino, e anche dalla volontà della FIM e della CISL a tutti i livelli , di ricercare soluzioni industriali che vedono nella realizzazione del Polo nazionale degli autobus un obiettivo capace di salvaguardare l’occupazione e la professionalità dei lavoratori e un concreto esempio di politica industriale di settore nel Mezzogiorno”.
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