Ne sono centinaia, sorgono nei nostri centri abitati, lungo importanti arterie viarie o nei parchi pubblici; pochissimi li conoscono, ma sono tutelati da una legge entrata in vigore lo scorso febbraio. Parliamo degli alberi monumentali. In Campania per ora ne sono stati censiti 50 ed, in base alle disposizioni di legge, chi ne provocherà il danneggiamento o l’abbattimento dovrà pagare fino a 100 mila euro di sanzione. Non comporteranno l’applicazione di sanzioni gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell’apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato. Secondo le stime del Corpo Forestale, che dagli anni ’80 stila una lista degli “alberi di notevole interesse”, gli alberi di eccezionale valore storico o monumentale sono concentrati per lo più nell’area di Avellino. In Irpinia, infatti, si contano un cedro dell’Himalaya di oltre cinque metri ad Atripalda, un platano orientale di più di 12 metri ad Avella (il più alto tra gli alberi monumentali della regione), un ippocastano al parco comunale di Avellino, un cerro a Calitri ed un’altro a Lacedonia, una roverella a Fontanarosa ed una a Pietrastornina, due pini domestici a Montoro superiore, un tiglio selvatico a Roccabascerana, un tiglio nostrale a Serino ed uno a Slofra, che finisce nella lista anche con un abete greco ed un pino domestico, un tiglio selvatico a Summonte, un faggio a Volturara Irpina. C’è poi il casertano con un noce a Tuoro, un faggio a San G. Matese e gli alberi della Reggia: due cipressi, un’araucaria della Nuova Caledonia, una camelia, una magnolia, un cedro del Libano, un cipresso calvo e un tasso. Segue Napoli con una roverella, un pino domestico, un canforo e una magnolia al Bosco di Capodimonte, un pino bruzio, un pino delle Canarie e un olmo del Caucaso all’orto botanico, ed ancora un pino delle Canarie alla Villa Pignatelli. Nel napoletano c’è anche Pozzuoli con una farnia e un leccio al parco Astroni ed una casuarina in via Domiziana. Nel salernitano alberi monumentali sono a Baronissi, si tratta di un leccio e di un cedro dell’Atlante, a Castiglione dei Genovesi, dove c’è un castagno, a Postiglione, paese che in pieno centro abitato ha un pioppo nero di quasi 6 metri, e Sicignano degli Alburni, con un olmo campestre. Nell’elenco fornito dal Corpo forestale non compaiono località del beneventano, tuttavia nella villa comunali si conserva un imponente leccio di circa centocinquant’anni, mentre nella piazza principale di Fragneto si innalza un tiglio che secondo taluni avrebbe 400 anni. La norma offre la definizione di albero monumentale; si tratta: dell’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero secolare tipico, che possono essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali; di filari e alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani; gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private. Spesso dimentichiamo che gli alberi forniscono ossigeno, poi cibo e riparo per gli animali, alimentano il terreno con sostanze nutritive ed inoltre rappresentano un importante elemento per la tenuta idrogeologica del nostro territorio contribuendo alla prevenzione di smottamenti e frane. In questo caso poi parliamo di alberi che rappresentano la nostra storia e la nostra cultura. Il loro riconoscimento ufficiale come “alberi monumentali” sicuramente fornisce un notevole contributo alla loro tutela ma è fondamentale che si sviluppi una consapevolezza diffusa perchè la loro presenza è messa costantemente a rischio da inquinamento e disinteresse.