Ex Cava Monti: analisi Arpac effettuate sui pozzi

Nell’ultimo tavolo tecnico ambientale tenutosi presso la casa comunale in presenza dei vari comitati ed enti, il Sindaco evidenziò che fu inviata una richiesta di campionamento con prot. n 147 del 17.01.2014, e dove l’ARPAC nel mese di Gennaio 2014 individuò n° 5 pozzi già esistenti ubicati nei dintorni della ex cava Monti, e dove sono stati effettuati campionamenti per  saggiare lo stato di salute del territorio intorno all’ex cava Monti. Dalle determinazioni analitiche, sono emersi i seguenti superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione, di ci alla tabella 2 dell’allegato 5 Parte IV Titolo V del D. Lgs. 152/2006, tranne per il trattamento per il parametro nitrati (non presente nella predette tabella 2) in cui considerato è relativo sia al D. Lgs 31/2001 “Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque al consumo umano” che al D. Lgs 30/2009 ” Attuazione della direttiva 2006/118/CE relativa alla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento”. In base a tale Relazione Tecnica 41/TF/14 dell’ARPAC il pozzo identificato come PZ1 viene rinvenuta una concentrazione di tetracloroetilene (prodotto chimico, solvente ampiamente utilizzato per la pulizia dei tessuti e lo sgrassaggio dei metalli e utilizzato da numerosi processi chimici. La sua caratteristica è la densità nettamente maggiore dell’acqua. Con molta difficoltà si mescola con altri liquidi) in misura pari al 1,1 ug/l coincidente con il valore della relativa Concentrazione Soglia di Contaminazione. Tale pozzo è stato oggetto di campionamento già nel 2009 dove la soglia di concentrazione non era percettibile, cosa ben diversa nel campionamento del 2014, che confrontato con quello del 2009 si evidenziano nutrite concentrazione di ferro e manganese. Ma il problema non è tanto il ferro e il manganese che può essere additato anche ad una contaminazione del campione durante il prelevamento, ma altrettanto preoccupante come la concentrazione del tetracloroetilene, vi è un ulteriore incremento di concentrazione, benzene e toluene, presenti dello stesso pozzo a valle della ex cava Monti. Tale concentrazione comparati con i dati del 2009 hanno subito un incremento notevole, cioè in quel primo campionamento risalente a 5 anni prima la concentrazione di queste sostanza non veniva rilevata, viceversa oggi tale concentrazione è presente, Questo ha un effetto significativo sull’andamento dello stato dell’ex cava Monti. Per spiegarci meglio. Se nel 2009 la presenza di benzene e toluene o  tetracloroetilene non vi era traccia, dopo 5 anni si sono avuti i primi segnali di cedimento della cava, Domanda: Tra 5 anni cosa ci dobbiamo aspettare? Poichè è noto, come riporta l’ARPAC nella relazione tecnica, che dalla predetta ex cava si sprigionano fumarole contenti benzene e toluene, tale aspetto potrebbe far ipotizzare una certa influenza dei rifiuti stoccati nella ex cava sulle acque sotterrane, al momento, esclusivamente nel pozzo più prossimo alla ex cava stessa, quello a valle. In relazione a questa fuoriuscita di agenti contaminanti l’ARPAC chiede al Comune di attivarsi per la messa in sicurezza d’emergenza, anche con interventi in danno, previa diffida al proprietario del sito. Cosa che già nello scorso tavolo tecnico chiedemmo di fare, e in tempi rapidi il comune interrogò la Regione per chiedere supporto in merito. Ma su Cava Monti la Regione Campania risponde che effettuati tutti i controlli previsti, ma la messa in sicurezza, non è di competenza dell’ente di palazzo Santa Lucia. Dallo stesso ente si evidenzia l’invio di una lettera al Comune di Maddaloni e alla Provincia di Caserta per comunicare gli esiti dei controlli effettuati dall’Arpac sull’area di proprieta’ di un privato, la Immobil Gest. La diffida del Comune nei confronti del privato come viene riportato nella lettera “e’ un atto dovuto” della stessa Amministrazione che, qualora non avesse fondi destinati alla bonifica e messa in sicurezza della cava, dovrebbe approvare una deliberazione. A questo punto mi viene da chiedere. Se la Regione Campania si lava le mani di questo problema, e il comune di Maddaloni trovandosi in difficoltà economica non può agire in messa in sicurezza o in danno alla proprietà, chi deve risolvere questo problema imminente? Ai posteri l’ardua sentenza.

Comunicato stampa Alessandro Cioffi, “Civitas è”. Foto: rete internet