Doveva essere una trasferta come tutte le altre, una festa, la finale di Coppa Italia all’Olimpico contro la Fiorentina. Una gara che doveva regalare il secondo trofeo in tre anni ad una tifoseria e una squadra che cresce stagione dopo stagione. E invece per tanti supporter azzurri la finale di sabato si è trasformata in un pomeriggio di ordinaria follia. Da tutta Italia un onda azzurra ha attraversato strade e regioni per arrivare all’appuntamento con la gloria. Come tutti gli altri gruppi anche il Club Napoli Milano Partenopea è sempre presente in ogni trasferta del Napoli. Che sia Italia o estero non conta, la passione azzurra non conosce ostacoli. La testimonianza di Valerio, membro del club, è agghiacciante: ha visto con i suoi occhi chi (secondo le accuse delle forze dell’ordine) ha aperto il fuoco contro Ciro Esposito in quel maledetto sabato pomeriggio. “E’ stato davvero brutto vivere quelle scene, ancora adesso ripensando a quei momenti mi vengono i brividi addosso. Perché questo non è calcio, questa è delinquenza e basta. Nemmeno a Verona, che come trasferta probabilmente è peggio di Roma, siamo stati trattati così”. Valerio ha la voce emozionata quando inizia il suo racconto: “Siamo partiti la mattina di sabato, noi del Club Milano Partenopea insieme ai Club Napoli Lucerna, Como e Domodossola. In tutto eravamo una novantina di persone. Il viaggio è stato tranquillo, poi sulla Firenze – Roma una volante della Polizia ci ha affiancati e ha chiesto il numero di cellulare del conducente. Da quel momento in poi si sono messi in contatto con noi via telefono scortandoci lungo il percorso. Ci hanno avvisati di togliere le sciarpe prima dell’uscita Roma Est perché ci saremmo incrociati con i pullman dei tifosi della Fiorentina: arrivati all’uscita tutto regolare, c’erano tanti tifosi napoletani provenienti dal Nord che aspettavano di poter proseguire anche dalle due del pomeriggio. Poi ci siamo messi in cammino verso lo stadio dopo i controlli”. E li Valerio tira un sospiro forte prima di raccontare quegli attimi che ancora gli procurano bruttissimi ricordi. “C’era traffico, il percorso dall’uscita Roma Est allo stadio doveva durare circa 40 minuti, tutto sembrava tranquillo, altri pullman insieme a noi con la polizia che ci scortava”. Poi all’improvviso il caos: “All’altezza di Tor di Quinto – continua Valerio – siamo giunti nei pressi di un centro sportivo, e li ho ancora la scena di quel “ciccione” con gli occhiali che inveiva contro il nostro pullman con gestacci, invitandoci a scendere per affrontarlo. Sempre la stessa persona non ha esitato poi a lanciare una bomba carta contro di noi e i gruppi della curva A che se ne stavano per conto loro in direzione dello stadio. Il “ciccione” era in compagnia di altre due persone: tutti ci gridavano contro, di sicuro delle offese, fino a quando è esploso il secondo petardo. A quel punto quelli della curva A hanno reagito ed’è li che è iniziato lo scontro. Il romano probabilmente nel parapiglia le ha prese, gli scontri sono stati fulminei. In quei momenti concitati non siamo riusciti a capire tanto, una Jeep è uscita velocemente dal centro sportivo, poi gli spari che ci hanno fatto congelare il sangue nelle vene”. E’ il momento in cui Ciro Esposito viene colpito da quella pallottola che gli perfora il polmone e si conficca nella spina dorsale: “Siamo scesi dal pullman, potevano essere le 18 circa, abbiamo visto che il gruppo dei tifosi della curva A stava soccorrendo il povero Ciro che a sua volta aveva cercato di proteggere in un primo momento i suoi amici dall’aggressione. Era avvolto nel sangue: aveva la maglietta bruciata e il viso bianco pallido. Gli amici tentavano di rialzarlo ma lui non si reggeva in piedi, sono state delle immagini bruttissime che hanno scosso me e tutti quelli che hanno assistito a quelle scene”. Valerio continua il suo racconto poi anche all’interno dello Stadio: “C’era un atmosfera surreale all’interno, si sapeva che Ciro stava morendo, che le sue condizioni erano gravi. Eravamo isolati perché i cellulari non prendevano bene e non andava la connessione internet. Le notizie che ci arrivavano erano frammentarie, noi stavamo nei distinti. La sola cosa che posso dire è che Hamsik è andato sotto la curva per rassicurare i tifosi, non c’è stata alcune trattativa. La maglia che indossava Gennaro è assurda, da condannare, così come il lancio di quei fumogeni in campo. Ma, come ha confermato poi anche il questore, non c’è stata mai intenzione dei tifosi di non far giocare la partita. La trattativa se la sono inventati loro”. La chiusura amara di Valerio: “Lo ripeto: questo non è calcio, noi amiamo il Napoli e vogliamo solo che si possa seguire le partite in modo civile. Sono davvero scosso, ma spero che cose del genere non accasano mai più”. Valerio auspica anche un cambiamento di atteggiamento anche della stampa nei confronti di Napoli: “E’ stata vergognosa la macchina del fango che parecchie tv e parte della stampa ci hanno vomitato addosso: nessuno parla dell’agguato che ci hanno teso, ma solo di quella maglietta che rimane da condannare. Noi non ci stiamo, siamo stati aggrediti dai tifosi della Roma. Siamo persone serie, non andiamo in giro con pistole ed aggredire chi non tifa per il Napoli. Vogliamo rispetto”.
Foto: rete internet