Le prime deposizioni ai giudici di Santa Maria Capua Vetere da “collaboratore di giustizia” da parte di Antonio Iovine, il boss pentito che da qualche settimana sta svelando i segreti dei Casalesi, sono pesanti e forti. Qualcuno potrebbe iniziare a tremare, qualche nome “insospettabile” tirato in ballo, la sensazione è questa. Ancora una volta emerge il connubio politica-criminalità, la collusione sembra essere all’ordine del giorno in un mondo criminale che non vuole ostacoli sullo svolgimento degli affari. Omicidi, appalti sulle grandi opere, di tutto di più: “L’abbraccio tra politica imprenditori e camorra: sto spiegando un sistema di cui la criminalità non è l’unico responsabile” racconta Iovine che parla anche di “Una tangente del 5% su ogni appalto. E così ogni mese la camorra casalese arrivava a incassare 350mila euro”. Ma ancora: “Bustarelle, favori e complicità dello Stato. Questa è la cultura casalese” ha dichiarato il boss che ha poi parlato anche di milioni in commesse controllate da lui stesso, Bidognetti, Zagaria e Schiavone.
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