Ulteriori testimonianze da parte di Daniele De Santis dalla lettera inviata ai pm della procura di Roma nei giorni scorsi: “Voglio dire che è vero, alla fine i colpi l’ho esplosi io ma senza mirare. Ero pieno di sangue dappertutto. Mi stavano ammazzando punto e basta. Sono davvero disperato per quello che è successo e mi porto dentro tutto il dolore per la morte di Esposito Ciro. Non volevo uccidere proprio nessuno però purtroppo alla fine un ragazzo è morto”. I particolari – tutti da verificare – ricostruiti nella missiva dall’ultras romano: “Non ho tirato nessun bombone, solo un fumogeno: sono uscito dalla Boreale, dove vivo, per chiudere il cancello perchési sentiva un casino di bomboni e fumogeni e dentro stavano giocando i ragazzi. Non ho tirato nessun bombone, quando sono uscito ho solo raccolto un fumogeno che stava per terra e l’ho tirato e ho strillato al conducente del pullman di levarsi da là quando ho visto che c’erano già casini”. Poi la giustificazione: “Hanno detto che volevo aggredire donne e bambini, mai fatto in vita mia. Mi stanno mettendo contro un’intera città come una guerra, la verità sta uscendo da sola e spero continuerà così. I medici mi hanno detto che rimarrò zoppo ma soprattutto ho paura per me e per i miei familiari. Dicono che le coltellate me le sono fatte tramite i servizi segreti”. Mostrate poi su Facebook le immagini che testimonierebbero le coltellate subìte il 3 maggio.
La risposta di Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito: “De Santis dice che è disperato per la morte di Ciro? Mi fa piacere, significa che allora ha una coscienza. Non avrebbe lanciato bombe carta contro il bus se avesse avuto paura” ha aggiunto la Leardi che ha poi concluso: “Ha aggredito mio figlio prima di essere picchiato. Il linciaggio è avvenuto dopo gli spari. Spari contro tre persone. Le avrebbe potute uccidere tutte, così come ha ucciso mio figlio”.
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