Finisce in goleada (e in remuntada sarda) il match di ieri alle 15 del San Paolo contro il Cagliari, sempre più figlio del credo calcistico del suo tecnico Zdenek Zeman.
3-3 il risultato finale, proprio come con l’altra squadra isolana (i siciliani rosanero), un risultato che lascia l’amaro in bocca ai numerosi spettatori giunti all’impianto di Fuorigrotta, ma che soprattutto delude il tecnico iberico Rafa Benitez: “Dopo tanto lavoro, vedere certi regali… non sono certo soddisfatto. Avevamo la partita in mano, ma l’abbiamo regalata”, asserirà -scuro in volto- l’ex tecnico del Liverpool.
I fatti di ieri gli danno (naturalmente) ragione: il Napoli, in completo denim e lutto al braccio per omaggiare la recente scomparsa dell’amata madre del presidente De Laurentiis, dopo una netta supremazia territoriale e un rassicurante vantaggio di 2-0 (con Higuain, abile a sfruttare -da rimessa laterale di Ghoulam- la difesa alta cagliaritana in velocità, e il ritorno al gol di Inler, col suo colpo migliore, il tiro da fuori), prima subisce il 2-1 di Ibarbo che, con intelligenza, sfrutta l’assist di Balzano, poi si fa raggiungere nella seconda frazione (dormita difensiva da calcio da fermo) dal brasiliano Farias.
Il (duro) colpo sembra non abbattere i piani di vittoria partenopei che insistono e trovano il gol del nuovo vantaggio con la rete di testa da cross di Maggio di Jonathan De Guzmàn, che può festeggiare col suo originale balletto sotto la curva. Il 3-2 però ha la durata di un fiammifero, perché una nuova disattenzione, stavolta della “premiata ditta” Rafael-Koulibaly regala al Cagliari e a Farias una giornata da ricordare.
E nel finale, con i partenopei alquanto sbilanciati e (vistosamente) stanchi, la compagine sarda avrebbe potuto addirittura passare -clamorosamente- in vantaggio; ma sarebbe stato davvero troppo per il Napoli, che fa ancora gol, errori ed ha ormai già troppi rimpianti.