Il ricordo di Pino, i 60.000 presenti al San Paolo, le motivazioni ritrovate contro l’avversario più odiato di sempre: Napul’era tutto questo. Forse però, non è bastato; la cinica Juventus e una classe arbitrale mediocre sono stati più forti di tutti i tabù. Erano quasi quindici anni che i bianconeri non vincevano nel fortino azzurro, e ci sono riusciti in una maniera alquanto discutibile.
Gli striscioni, l’ingresso di Nello Daniele, fratello del più celebre e compianto Pino, omaggiato dal presidente e da capitan Hamsik di una maglia con il numero 19 (data di nascita del cantautore) firmata dall’intera società e l’emozionante ingresso in campo delle due squadre sotto le note di Napul’è: brividi, brividi e ancora brividi, ma poi, quando ha avuto inizio il match, nessuno spazio alle emozioni. Napoli e Juventus han dato inizio ad una gara vibrante e tignosa; è del Napoli la prima occasione, con De Guzman, che si ritrova tra i piedi e a calciare (alle stelle) un rigore in movimento, dopo un bel triangolo sull’asse Hamsik-Higuain e un rimpallo fortuito. Come succede nella maggior parte dei casi, è invece la Juve a passare: flipper in area partenopea e palla che arriva sul mancino di Pogba che si inventa un tiro spettacolare ed angolato che Rafael può solo sfiorare. Sembra la gara in fotocopia di Doha, e come tre settimane fa, sono i bianconeri a chiudere la prima frazione in vantaggio.
Nel secondo tempo il Napoli si ricompatta e cerca con tutte le sue forze il pari. Benitez allora pesca dalla sua panchina il veloce Mertens e toglie un opaco Hamsik, e proprio il belga sarà protagonista dell’assist da corner per Miguel Britos, abile ad anticipare la retroguardia bianconera e mettere il punto dell’1-1. Proprio come a Doha e per Allegri devono essersi ripresentati i fantasmi di Supercoppa o delle ultime rimonte subite contro Samp ed Inter; al 24′ però Caceres – in odore di sostituzione – scaccia via tutti gli incubi del tecnico livornese con la zampata (in fuorigioco) del 2-1 juventino. Arbitro e collaboratori del direttore di gara lasciano correre; il terzino uruguagio sarebbe anche autore del 2-2 per il Napoli con un autorete per anticipare Buffon e Koulibaly propostosi in avanti: tutto annullato per fallo del difensore azzurro su Gigi nazionale.
Benitez fa esordire Manolo Gabbiadini e aggiunge Duvàn Zapata per l’assalto finale: ci saranno un altro paio di occasioni azzurre, con Higuain e un’ammonizione per simulazione del lanciatissimo Duvàn dopo una topica di Ogbonna, ma la doccia (gelata) arriva all’ultimo minuto di recupero. Vidal pesca dal cilindro un gol fantastico dopo una sgroppata dello spagnolo Morata e chiude la gara, ma apre un vortice di rabbia e polemiche di squadra, società e pubblico. Rafa Benitez, smorza (da gran persona intelligente e uomo di calcio) i toni usando l’artificio dell’ironia: “Tutti sappiamo che la Juve è fortissima – dirà -. Ma aggiungo una frase che ho imparato giocando contro di loro, l’ho imparata l’anno scorso e continuo a usarla anche adesso: ‘ci può stare’. Il fuorigioco è millimetrico, Chiellini ha la fascia bianca in testa e copre Caceres, entrambi sono in fuorigioco ma… Ci può stare. Dico solo che nel momento in cui avevamo ripreso la partita, quando avevamo appena pareggiato… Ci può stare”. Ci può stare sì, ma la rabbia resta!
foto: rete
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