“Cronaca di dimissioni annunciate” : potrebbe essere questo il titolo della giornata dopo il passo indietro di Giorgio Napolitano che da qualche ora non è più il Presidente della Repubblica Italiana. Finalmente, possiamo dire! Stamattina infatti sono arrivate ufficialmente le ‘lettere d’addio’ di Napolitano che scende dal Colle per salire su un altra poltrona d’oro e ritornare (a 90 anni) a fare il senatore a vita. Ma la notizia del suo addio al Quirinale era da tempo circolata e attesa, e tra l’altro confermata pure dallo stesso Presidente. Quindi nessuna sorpresa o colpo di scena, anzi, ci saremmo meravigliati in caso contrario. Dopo nove anni (un mandato intero concluso e un biennio appena portato a termine nel secondo giro) al Colle il Parlamento è chiamato, adesso, e in un periodo storico difficilissimo per l’Italia, all’arduo compito della rielezione di un Presidente della Repubblica, una patata bollente che questo esecutivo saprà gestire, ne siamo certi, nel peggior modo possibile. Via Napolitano, si apre ufficialmente la successione al ‘trono’: l’addio di ‘Re Giorgio’ per qualcuno segna la fine di un epoca, quella della politica del dopoguerra, per altri invece il semplice ricambio generazionale degli esponenti della cosa pubblica. Sta di fatto che Napolitano sarà ricordato soprattutto per il suo massiccio ‘interventismo’ negli affari della politica, per la sua ricandidatura quasi forzata e inevitabile allo scadere del primo settennato ma anche per le polemiche accese generate da alcune sue a dir poco discutibili decisioni. Dal 1958 in politica (ex membro del Pci) nell’ultimo periodo il capo dello Stato ha avallato in pieno la stagione fumosa delle riforme renziane che da un anno a questa parte hanno contribuito a mettere in ginocchio e a far retrocedere di parecchio – con salti all’indietro – la nazione, rimasta sempre più in mano a un manipoli di incompetenti esaltati. Tralasciando le gravissime argomentazioni sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia che meriterebbe ben altri approfondimenti (in quanto è inconcepibile che un Capo dello Stato possa anche solo di striscio essere coinvolto nelle vicenda criminale), in questo momento noi cittadini della Campania non possiamo non ricordare che l’ormai ex Presidente si è macchiato nei nostri confronti di un peccato mortale: non perdoneremo mai l’atteggiamento omissivo del Presidente (all’epoca ministro dell’Interno) nella controversa situazione della ‘Terra dei fuochi’ con il segreto di Stato posto a sigillo sulla pelle di migliaia di vite che da anni vengono stroncate dai veleni della camorra. Quanti bambini, donne e uomini si sarebbero salvati se solo fossero iniziate all’epoca le bonifiche del territorio invece di coprire la verità dal segreto? Lo sappiamo già ma speriamo di essere smentiti: una risposta, il neo senatore a vita, non ce la darà mai!
Foto: rete internet
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