La data di oggi è, per la storia napoletana, di grande importanza perché segna la nascita della Repubblica del 1799. La Rivoluzione del 1799, “si inserisce nel contesto della campagna napoleonica in Italia e dell’entusiamo che essa generò negli ambienti democratici della penisola”. Tutto ha inizio con l’occupazione francese di Roma del 1798: dalla reazione dei Borbone (alleanza con l’Austria) fino alla fuga del Re da Napoli il 21 dicembre. “A Napoli rimasero un esercito sconfitto e un vicario del re di scarse capacità: il principe F. Pignatelli. Fin dai primi anni Novanta del Settecento a Napoli erano attivi circoli democratici d’ispirazione giacobina e rivoluzionaria; d’intesa con questi elementi il generale francese J.-E. Championnet preparò il colpo di mano per impadronirsi di Castel Sant’Elmo e facilitare così l’ingresso delle sue truppe in città. L’11 genn., alla notizia della tregua stipulata da Pignatelli con i francesi, le bande di popolani che dopo la fuga del re controllavano di fatto la città insorsero inneggiando alla santa fede e a s. Gennaro, e giurando morte ai giacobini. Ma Championnet non si fece intimidire; assicuratosi il controllo di Castel Sant’Elmo, dove i patrioti erano penetrati il 20 genn., dagli spalti della fortezza cannoneggiò la città. Il prezzo della repressione fu altissimo: 3000 popolani rimasero uccisi. Il 23 i francesi ebbero il controllo della città, il 24 riconobbero la Repubblica e ne accettarono il governo provvisorio. A capo della giunta rivoluzionaria era la componente più scelta dell’intellighenzia meridionale. La Costituzione fu elaborata da Mario Pagano; del governo provvisorio fecero parte, tra gli altri, V. Russo, C. Lauberg, G.M. Galanti, M. Delfico. Tra i suoi primi atti vi fu l’abolizione dei fedecommessi e delle primogeniture, mentre il problema della proprietà feudale rimase largamente inevaso. La Repubblica napoletana ebbe vita breve e si dibatté tra difficoltà finanziarie e focolai insurrezionali. Il cardinale F. Ruffo, organizzata in Calabria un’armata popolare, detta della Santa Fede, diffuse i focolai dell’insurrezione antifrancese in tutta la Repubblica. Gli inglesi, da parte loro, tentarono un’offensiva dal mare, occupando per breve tempo l’isola di Procida. In apr., il peggioramento della situazione militare nell’Italia settentr. in seguito all’offensiva austro-russa costrinse i francesi a disimpegnarsi dalle regioni meridionali. I patrioti napoletani rimasero soli a fronteggiare le forze nemiche e il 13 giugno l’armata sanfedista si impossessò nuovamente della città, mettendo fine al governo repubblicano. La repressione fu durissima: tra le vittime Eleonora Pimentel Fonseca (1752-99)”.
Fonte: treccani.it
Foto: rete internet
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