Dove va Zaza? Uh, Madonna mia. Nazionali, caos e polemiche pre-pasquali

safe_image.php_-300x157 Dove va Zaza? Uh, Madonna mia. Nazionali, caos e polemiche pre-pasqualiNo, non è la rivisitazione in chiave parodistica del classico brano partenopeo – datato 1944 – del fortunato duo Cutolo-Cioffi (Dove sta Zazà, ndr) ma l’interrogativo incessante di queste ore, che riguarda il centravanti di Policoro Simone Zaza. Vuoi per la sosta dovuta alle nazionali, vuoi per la voglia matta del buon Simone di mettersi in gioco in una grande piazza dopo che l’oasi felice di Sassuolo l’ha reso noto ai media. Sembra che i top club italiani siano disposti a fare carte false per aggiudicarsi l’attaccante ventitreenne: la Juventus è la società che più di tutte s’è mossa sul ragazzo, ottenendo anche un reciproco attestato di stima, ma si fanno sempre più concreti gli interessi di Napoli e Roma, pronte a fare follie pur di “scippare” ai bianconeri la trattativa che già nel gennaio scorso era sulla via di definizione. È anche giusto ricordare che la scorsa estate il Sassuolo ha riscattato Zaza dalla Vecchia Signora in cambio di circa 8 milioni di euro, con l’intesa che la compagine torinese avrebbe potuto ricomprarlo in seguito effettuando un contro-riscatto; se la volontà del giocatore dovesse cambiare e se i bianconeri dovessero ambire ad altri obiettivi (Cavani o Falcao), l’attaccante azzurro potrebbe davvero sbarcare a Napoli (disposto a garantirgli un quadriennale a 1,7 milioni di €) o a Roma, sponda giallorossa. L’obiettivo del ragazzo, per ora, è comunque concludere al meglio la stagione coi neroverdi emiliani del suo guru Di Francesco e difendere a tutti i costi la fiducia del CT Antonio Conte nella nazionale azzurra. A proposito di Italia e di Conte, questi sono giorni di accesi dibattiti per quanto concerne la presenza – sempre più intensa e, per alcuni, indigesta – di oriundi in maglia azzurra. Vazquez e Citadin Eder gli ultimi di una generazione storicamente ricca di casi: da Altafini a Camoranesi, passando per Thiago Motta e Amauri, fino ai sopracitati attaccanti di Palermo e Samp (solo per ricordarne qualcuno); l’Italia è di tutti, ma tutti meritano l’Italia? L’Italia apre le sue porte allo straniero ma si sa, spesso ne paga le conseguenze: pareri discordanti e spunti di una incoerenza inaudita hanno preso il sopravvento in questo caos mediatico senza fine, che ha origine dalla “preistoria” calcistica. Il problema è a monte: si predica bene (per la nazionale) e si razzola male (tra le società di club): tutti siamo importanti (sotto i flash mediatici) ma nessuno necessario (una volta che il flash si spegne e ognuno torna al suo – anonimo – sottosuolo delle idee). Tutto torna, tutto si ripete, proprio come lo slogan pre-pasquale per fermare l’uccisione di agnelli.

foto: rete

 

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