Francesco Calzona giocava in Eccellenza, ed era calciatore-allenatore del Tegoleto, nella Val di Chiana aretina. Non era Gianluca Vialli, che dal ’98 al 2000 poteva permettersi un ruolo analogo nel ben più blasonato Chelsea con uno stipendio importante, e per questo il buon ‘Ciccio’ fu costretto a trovarsi un lavoro. Il rappresentante alimentare costituiva un bel compromesso per continuare a stare vicino alla sua squadra e ricevere uno stipendio dignitoso; quando poi le trasferte divennero più frequenti, incorporando chilometri tutti i giorni per vendere caffè, capì subito che alla squadra serviva un allenatore vero e – soprattutto – con più tempo a disposizione.
Così suggerì alla dirigenza aretina di affidare l’incarico ad un suo amico, dirigente della MPS, tal Maurizio Sarri.
Nacque un patto d’onore: Sarri, che apprezzò quel gesto ma ne intuì anche l’occhio e le buoni intuizioni tattiche, qualche anno dopo (nel Verona) riuscì ad avere Calzona come suo primo collaboratore, dopo averne fatto buon uso anche la stagione precedente sulla panchina dell’Arezzo, conquistando risultati memorabili contro Juventus e Napoli (2-2 in entrambi i casi). I due diventarono letteralmente inseparabili: Calzona trascorre le sue notti a studiare al video le squadre avversarie per riferire al capo. E’ lo strano caso di un vice che trova lavoro al suo primo allenatore. Dopo l’esperienza felice di Empoli, a Napoli Ciccio ritrova la sua vecchia passione: il caffè. Ora però il caffè è roba da tempo libero, il suo lavoro è allenare.
foto: rete
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