Storie di calcio – Dalla Grande Inter a un Grande Napoli: la rivoluzione silenziosa del signor Sarri

sarriesultanza-200x300 Storie di calcio - Dalla Grande Inter a un Grande Napoli: la rivoluzione silenziosa del signor SarriSarti, Burnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez, Corso: i ragazzini italiani degli anni ’60 intonavano questa particolare filastrocca. E la conoscevano tutti. Erano gli anni della Grande Inter del Mago Herrera e di Angelo Moratti, squadra campione d’Italia, d’Europa, del Mondo. Una formazione che verrà ricordata per sempre. Proprio come il Napoli dell’era Maradona per il tifo azzurro.
Chissà se, un giorno non molto lontano, la generazione attuale ricorderà Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Jorginho, Allan, Hamsik, Callejon, Insigne, Higuain, la formazione di un (papabile) grande Napoli, quello targato Maurizio Sarri.
La squadra del momento quella napoletana, salita al primo posto (dopo 25 anni, in solitaria) in classifica grazie a un filotto importante di risultati utili consecutivi affossando – Lazio, Juve, Milan, Fiorentina e Inter tra le altre – ma soprattutto impressionando tutte le compagini sin qui affrontate per qualità di gioco, spensieratezza e cinismo, trovando in un sorprendente Gonzalo Higuain il suo cecchino infallibile.
Un team che corre tanto, fa bel calcio e vince. Il Napoli, dati alla mano, è la squadra che vola più delle “aliene” Bayern e Barcellona; com’è stato possibile costruire un nuovo ciclo dopo il biennio Rafa Benitez, attuale (e contestato) tecnico delle Merengues di Madrid?
Andiamo per ordine: il signor nessuno venuto dalla Toscana che conquista il cuore degli appassionati con un Empoli ai massimi storici per organizzazione e peculiarità di gioco. Su di lui mettono gli occhi quasi tutte le big italiane, ma alla fine è il Napoli a trovare il coraggio di puntare su questo tecnico che, a 56 anni suonati, può vantare solo una stagione nella massima serie. La piazza è subito divisa: i “vedovi” del pluridecorato Benitez si fanno sentire, gli scettici di turno fanno il resto. “Non è un tecnico da Napoli”, “durerà meno di Donadoni”, dissero in molti.
Già, peccato che il Napoli sia ora schizzato agli onori della cronaca come capolista (con merito) della Serie A. Adesso tutti d’accordo. Tutti con Sarri.
Una delle operazioni più complicate quando si parla di calcio, in primis in un ambiente molto umorale come Napoli, è mantenere la calma nei periodi negativi e l’equilibrio nelle fasi felici. L’esempio migliore è proprio nel mediatico “frullatore” nel quale è stato sballottato il Napoli ai primordi dell’era Sarri.
Dalle critiche (anche grottesche) all’ex tecnico empolese si è passati a una sorta di damnatio memoriae di Rafa Benitez, non tenendo conto del fatto che anche il tecnico madrileno abbia dei meriti circa il momento attuale vissuto dagli azzurri.
Pressing alto, difesa a quattro e possesso palla. Ma soprattutto (grazie all’immenso appeal di Benitez) giocatori di livello assoluto come Reina, Albiol, Callejon, Mertens, Higuain.
Concetti rielaborati con maestria dal professor Sarri, sfruttando una base (già) solida. Come? A differenza di Rafa, che ha sostenuto cocciutamente l’integralismo tattico e la propria idea di calcio, chiedendo sacrificio e spirito d’adattamento ai suoi uomini, Maurizio Sarri (che ha un suo credo calcistico ben presente in testa) ha compiuto un passo importante, dimostratosi la chiave del suo successo: adattare il suo calcio al patrimonio tecnico e umano con il quale si è trovato a lavorare. Non si tratta di snaturare un dogma, di stravolgere un modello vincente. Ma di convincere i giocatori della bontà delle proprie idee. Con entusiasmo, umiltà e qualche “cazziatone” ogni tanto.
Senza voli pindarici o motivi etico-oratori ciceroniani. Il cambiamento è sotto gli occhi di tutti.
Il signor nessuno venuto da Empoli ha trovato un suo equilibrio dopo aver invitato alla calma gli addetti ai lavori dopo l’altalenante rodaggio estivo. Si è passati dal turnover accentuato dell’era Benitez a qualcosa di affine ai titolarissimi mazzarriani. Un undici affermato (più 5-6 ragazzi dal rendimento assicurato) che rievoca – con le dovute proporzioni – una squadra che ha dominato incontrastata l’Italia, l’Europa, il Mondo. Dalla Grande Inter a un Grande Napoli. Senza dimenticare il nome di D1OS.

Foto: rete internet

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