Da qualche anno in politica non c’è più dialettica, sia a livello locale che nazionale ai politici di spessore e cultura, si sono sostituiti affaristi ed imprenditori poco avvezzi a gestire la cosa pubblica per passione civica, si cerca la poltrona solo per gestire i propri interessi e quelli dei sodali. Spesso viene eletto un Sindaco che sostenuto in campagna elettorale da una cordata di affaristi ed imprenditori, diverrà loro ostaggio, risultando pesantemente condizionato nelle sue scelte ed indirizzi, ammesso che abbia mai avuto le capacità di ragionamento. E’ in questo modo che la politica, oscilla tra allineamento e insubordinazione: non c’è confronto sui temi politici tra forze avversarie, ma c’è ammutinamento all’interno degli stessi partiti oppure subordinazione al leader o all’imprenditore sostenitore.
Ma l’assenza più deprimente di dialettica riguarda il dibattito civile e la cultura. Sono decenni che i consigli comunali finiscono in rissa, non si discute mai su temi di fondo o letture critiche del presente, non affiora una divergenza sul piano delle idee , non c’è più una polemica culturale, nessun dialogo sui valori.
Come chiamare tutto questo? Disfatta dell’intelligenza. Non si discute, non si critica, non si tenta di capire. L’intelligenza si atrofizza o finisce ai margini, nel pensiero laterale, confinata agli estremi della semi-clandestinità. Si vive tra capo e coda, senza capire quel che sta nel mezzo, in estrema sintesi il popolo elegge poco democraticamente i suoi rappresentanti, che duole dirlo, solo la fotocopia a colori di una comunità senza ideali. Quale futuro lasceremo ai nostri figli?
Alessandro Covino