“Questa faccia non c’era un secondo prima. Ma io l’aspettavoˮ
Fabio Donato
Fabio Donato nasce a Napoli nel 1947 in pieno dopoguerra e si deve forse a questo il suo essere incline ad ogni tipo di “ricostruzione”. Negli anni in cui è studente alla facoltà di Architettura di Napoli inizia a cercare un dialogo con lo spazio che lo circonda ed è in quell’occasione che incomincia ad adoperare sempre più spesso la macchina fotografica, una Comet Bencini e a distribuire ad amici e conoscenti quegli scatti estemporanei.
A quel tempo il suo acerbo approccio alla fotografia è il medesimo di quello che ha con le altre arti, soprattutto il teatro, ovvero di appassionata e vibrante curiosità. Ma la reale svolta giungerà al rientro dal viaggio in India quando decide di fare della fotografia la sua unica ambizione professionale ed artistica.
Di quel viaggio in India resta un importante “fotoreportage” nel quale il fotografo si spinge oltre la visione inflazionata e didascalica per mostrare invece l’emozione primigenia di chi vede quella terra mistica per la prima volta.
Negli anni ’70 il teatro non smette d’ influenzarlo e difatti inizia a prestare il suo mestiere di “fotografo di scena” a registi ed artisti famosi, ritraendo quel mondo quasi fatato ponendosi egli stesso al centro del palcoscenico dove talvolta immobile talvolta in movimento , osserva, attende, scatta.
Il suo occhio scruta, scandaglia ed interpreta la realtà circostante come se si trovasse sempre sulla soglia del tempo rendendo così eterni ed immutabili i suoi scatti che sono sempre frutto di un’azione prevista e raramente casuale come se nel suo animo i fotogrammi godessero già di un’architettura propria. Fabio
Donato è dunque un faber magister della fotografia che si veste di poesia umana.