I 90 anni del Napoli. Un tifoso speciale ci racconta la storia azzurra dal 1951: “Questa squadra è come un figlio per me, quella maglia è scolpita nel mio cuore”
“Questa squadra è come un figlio per me, la maglia azzurra la porto da sempre nel cuore”. Una vita per il Napoli, quando lo sport non era ancora il business di oggi e si andava allo stadio solo per passione ed amore per i propri colori. Quando le partite o si guardavano dal campo o si ascoltavano per radio prima di vedere poche immagini in bianco e nero. Dal 1951 ad aggi ha vissuto gioie e dolori del club partenopeo, sempre in prima linea: dal Collana al San Paolo ma anche in trasferta. A San Siro o a Torino, in treno o auto sfidando chilometri e il freddo dell’inverno. Perchè la passione non ha frontiere e confini, ne ceto sociale, si ama e basta, senza calcoli o interessi subdoli.
In occasione del compleanno e della festa dei 90 anni del club partenopeo, intervistiamo un tifoso speciale: Raffaele Sito, 80 anni a settembre, che ripercorre insieme a noi alcune tappe della storia della SSC Napoli:
“Allo stadio Collana, nel 1951 Napoli-Inter 0-4 c0n tripletta di Nyers e gol di Wilkes. Quello fu il mio battesimo, sfortunato per i nostri colori, con il calcio. Avevo 14 anni, era quello il periodo del dopoguerra, quello dove non sempre si mangiava tutti i giorni. Io stavo sempre al Vomero e il Napoli era già la mia passione. Andavo allo stadio con mio padre all’inizio, al Collana ci si sedeva sui tubi innocenti e le ‘mezzanelle’. Ricordo benissimo l’arrivo di Jeppson e io al botteghino per pagare il biglietto di 100 lire. Poi arrivò il grande Vinicio e nel 1959, era il 6 dicembre, ci fu il passaggio allo stadio San Paolo con l’inaugurazione e la vittoria per 2-1 con la Juventus (Vitali e Vinicio per Il Napoli, Cervato per i bianconeri). Dal 1959, per 53 anni consecutivi, sono stato abbonato del Napoli. Sono andato in trasferta ovunque, ricordo con amarezza la partita di Torino sempre con la Juventus del 1975: gol di Causio e pareggio di Juliano. Quella squadra era davvero spettacolare, meritava lo scudetto ma in quella gara proprio Altafini, core n’grato, allo scadere ci diede una beffa incredibile come quella di Zaza quest’anno. Ci sono poi episodi legati al calcio che non si dimenticano, per esempio alla fine di quella partita, alla stazione di Torino, la delusione era dipinta sui nostri volti e un tifoso della Juve mi si avvicinò e mi disse ‘Non te la prendere, il calcio è crudele’. Ecco, prima non c’era la violenza e l’odio che oggi è presente tra le tifoserie. C’era rivalità, e con la Juve allora come oggi era fortissima, ma anche il rispetto tra i tifosi. Poi è normale che le ‘mazzate’ potevano succedere sempre, soprattutto a Brescia e Verona, ma in generale si andava allo stadio per assistere ad una festa”.
L’emozione, dopo questo prima prima parte di racconto di Raffaele tutto d’un fiato, è forte tanto che i suoi occhi e i nostri diventano lucidi quando ci parla del suo ricordo del sisma del 1980, legato al calcio. Lui si trovava quella domenica, a seguire il Napoli: “Era il 23 novembre, andammo in trasferta a Bologna e pareggiammo per 1-1. Anche quell’anno lottammo, inaspettatamente, per lo scudetto che perdemmo con il Perugia in casa. Al ristorante, ma anche allo stadio, eravamo tutti insieme – napoletani e bolognesi – a divertirci e a festeggiare. Mano a mano che poi al ritorno sull’autostrada ci avvicinavamo a casa, vedevamo dal finestrino camion di soldati che sfrecciavano davanti a noi. Quando poi arrivammo a Napoli e ci rendemmo conto della tragedia che era accaduta pensammo a quanto fosse crudele la vita in quanto noi – all’oscuro di tutto – eravamo allo stadio e al ristorante mentre un disastro colpiva la nostra terra e i nostri cari”.
Le soddisfazioni maggiori? “Per tutti noi, prima dell’arrivo di Maradona, c’era la voglia di vincere quella partita, la Juventus era il nostro nemico sportivo numero uno, come oggi. Ci siamo tolti parecchie soddisfazioni e qualche batosta l’abbiamo presa. Una partita in particolare ricordo con grande piacere: il 4-3 del 1958 con i gol nostri di Bertucco, Brugola e doppietta di Vinicio. Direttore di gara era Concetto Lo Bello di Siracusa. Ci furono delle intemperanze dei tifosi, i cancelli furono aperti dalla folla che corse a ridosso del terreno di gioco. In quel momento io mi trovavo a pochi metri dal direttore di gara che ci fece assistere al match da bordo campo. Era un grande arbitro Lo Bello, tutti lo rispettavano, un fischietto di fama internazionale. Quella vittoria, vissuta a pochi metri dai nostri idoli, la tengo scolpita nella mia mente. Poi ci sono stati altri successi memorabili, l’1-0 con gol su punizione di Maradona, il 3-1 del primo scudetto, il 5-3 del 1989. Senza dimenticare il 5-1 in Supercoppa e il 3-2 con doppietta di Hamsik per arrivare ai giorni nostri”.
Gli occhi diventano di nuovo lucidi quando si passa al ricordo dell’era indimenticabile di Maradona: “Lui era un giocatore straordinario. Forse fuori dal campo ha commesso tanti errori, ma in quel rettangolo di gioco ci ha fatto vedere delle cose da stropicciarci gli occhi. Quando arrivò al San Paolo gremito, con biglietto di mille lire, e si mise a palleggiare a centrocampo, capimmo che quel piccolino ci avrebbe fatto vincere qualcosa di importante. Io lo chiamavo ‘il sinistro di Dio’. L’inizio non fu facile, due-tre anni e poi lo scudetto, che è stato indimenticabile. Ricordo che rimasi bloccato in piazza Trieste e Trento e chiamai mia moglie a casa per dire che non sapevo come e quando sarei rientrato. Facemmo il bagno nella fontana e festeggiammo come noi mai quel 10 maggio. Devo dire che Ferlaino è stato il presidente che ci ha fatto vincere gli scudetti, ma per me il miglior presidente del Napoli è stato Achille Lauro”.
A quel punto Raffaele, preso dall’emozione e dai ricordi, va avanti a ruota libera: “Ho amato come calciatore Bruscolotti, uno che al Napoli è stato serio, una bandiera. Il dopo Ferlaino è stato un periodo nero, Corbelli e Naldi ci hanno portato alla fine, poi siamo risorti dopo. Fecero la Lega Azzurra e io mi iscrissi, il giorno del fallimento ero fuori al Tribunale a protestare contro Carraro e il sistema che per pochi milioni ci condussero al fallimento. Poi i giorni nostri con De Laurentiis: siamo ripartiti da zero, ricordo il 3-3 con il Cittadella, i campi che abbiamo visto e la sconfitta con l’Avellino. Ma il purgatorio per fortuna è stato breve, in tre anni siamo tornati in serie A. Il Napoli per me è stato e rimane una passione, una ‘malatia’, anche se ho sempre riconosciuto i meriti degli avversari e le sconfitte. E’ chiaro che mi danno fastidio i favori alla Juve, anche quest’anno poteva finire in modo diverso. Calciopoli è stata una farsa, dovevano pagare molto di più”.
In chiusura l’attualità, quella contemporanea e che fa di nuovo male: “Higuain? Era la mia vita, purtroppo è andato con loro. A noi tifosi non doveva farci questo tradimento. Sono andati via tanti campioni da Napoli come Lavezzi e Cavani, ma mai in quella squadra. Sono fiero del nostro capitano e del rinnovo di Hamsik che è un calciatore e soprattutto un uomo. Poi devo dire che mi piace molto Sarri che secondo me è un grande allenatore. Una persona umile, perbene. Quest’anno che facciamo? Non ci sbilanciamo, sono contento per Insigne e spero nella sua consacrazione definitiva. Questo Napoli mi ricorda un po’ quello di Mazzarri per i risultati anche se il gioco di Sarri mi piace di più. Purtroppo il Pipita ha deciso di andare da loro e la Juve è ancora la squadra da battere, ma il calcio si gioca sul campo e tutto può succedere”.