L’11 aprile del 1975 una violentissima esplosione uccise tredici persone nella Flobert, fabbrica di armi giocattolo a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli. Il ricordo di un giorno terribile per non dimenticare il sacrificio di chi “pagò con la vita il pane”.
Sono trascorsi ben 48 anni dalla terribile tragedia che devastò la Flobert, fabbrica di armi giocattolo a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli. Una violentissima esplosione uccise 13 persone (12 uomini ed una donna) che si trovavano sul luogo di lavoro. Immagini raccapriccianti quelle che i cittadini si trovarono di fronte dopo quel boato.
Che si avvertì anche nei comuni limitrofi. Con resti umani ritrovati nelle campagne anche a centinaia di metri di distanza. La notizia arrivò anche al TG3, con un giovanissimo Luigi Necco primo a trovarsi sul luogo della tragedia. “Non erano più contadini, non erano ancora operai”. Questa la frase del suo servizio che tutti i cittadini anastasiani hanno scolpito nel cuore anche a distanza di anni da quel terribile lutto.
Dalle indagini portate avanti all’epoca si scoprì che in una parte della fabbrica si producevano fuochi d’artificio illegali in condizioni di sicurezza precarie per non dire assenti. Una scintilla fortuita, forse un mozzicone di sigaretta, provocò l’esplosione fatale. Con un dramma ancora vivo nella popolazione.
Dalla tragedia della Flobert alle morti bianche: tante ancora le vittime sul posto di lavoro
Un solo superstite, Ciro Liguoro, ha raccontato negli anni quei momenti drammatici della sua vita. Da allora tanto si è parlato di sicurezza sul lavoro, ma non solo a Napoli e in tutta la Campania, anche in Italia e in tantissimi altri luoghi nel mondo, si continua a lavorare in condizioni spesso precarie.
Ed i passi da compiere sembrano ancora tanti. Oggi si continua a morire per portare a casa in modo dignitoso il “pane”. Quel pane che costò caro a 13 giovani, e che continua a costare caro a migliaia di persone all’anno che solo in Italia alimentano la drammatica lista di quelle che vengono definite morti bianche.
Una vergona che non trova una fine anche a causa di politiche astruse ed illusorie dei governi e della cattiva gestione e scarsa applicazione delle norme di sicurezza di tanti datori di lavoro. E’ davvero assurdo che ancora oggi, come 48 anni fa, non siano stati fatti passi in avanti e che si debba ancora morire sul posto di lavoro.