San Gennaro, il patrono di Napoli, è una figura venerata nella città partenopea da secoli. La sua storia è quella di un vescovo che visse nel III secolo dopo Cristo, in un’epoca in cui i cristiani erano perseguitati. La sua figura si lega a quella di un rito molto sentito nella tradizione napoletana: la liquefazione del suo sangue.
Napoli, la storia di San Gennaro: come fu ucciso
San Gennaro nacque a Napoli intorno al 270 d.C. e divenne Vescovo di Benevento. Fu arrestato a causa della sua attività di proselitismo, ma fu difficile per i suoi carnefici eseguire la sua condanna a morte. Inizialmente, fu portato nell’anfiteatro di Pozzuoli per essere sbranato vivo, ma miracolosamente gli animali feroci si rifiutarono di toccarlo dopo una benedizione. Fu quindi condannato a un altrettanto destino crudele: la decapitazione, e il suo sangue fu raccolto in un’ampolla da alcune donne devote poco dopo la sua morte.
Da allora, il sangue di San Gennaro viene conservato in un’ampolla nella cappella del Tesoro di San Gennaro, all’interno del Duomo di Napoli. Il rito della liquefazione, che si celebra tre volte all’anno, prevede l’estrazione dell’ampolla e l’esibizione del sangue ai fedeli. La tradizione vuole che se il sangue si scioglie, tutto andrà bene per Napoli e il suo popolo. Se invece non si liquefà, il presagio è di sventura e calamità.