Napoli, la crosta del vulcano ai Campi Flegrei si sta indebolendo: cosa significa

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Una recente ricerca condotta dall’University College London (UCL) e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha rivelato che la crosta della caldera dei Campi Flegrei, situata nella provincia di Napoli, sta subendo un indebolimento progressivo a causa del sollevamento del suolo.

Questo fenomeno sta passando da una fase all’altra, attribuita a un sollevamento bradisismico causato da fluidi presenti a una profondità di tre chilometri. Gli esperti ritengono che questo sollevamento potrebbe essere di origine idrotermale, anche se non escludono completamente un contributo magmatico.

Secondo Christopher Kilburn dell’UCL, in questa fase ogni aumento di sforzo associato al sollevamento del suolo viene immediatamente rilasciato attraverso terremoti. I ricercatori avevano previsto un aumento di attività sismica a partire dal 2019, basandosi su ricerche precedenti condotte nel 2016. Questi risultati incoraggiano ulteriori studi sulla fratturazione della crosta dei Campi Flegrei.

Le informazioni raccolte mostrano che, nonostante il livello del suolo sia attualmente oltre 10 cm più alto rispetto alla crisi bradisismica del 1984, la deformazione inelastica sta avvenendo con un livello di sforzo inferiore.

Questo suggerisce che nel corso dei decenni passati, durante gli episodi di sollevamento della caldera, si sono verificati cambiamenti fisici progressivi nella crosta che devono essere considerati nello studio della dinamica vulcanica e delle sue possibili evoluzioni future.

Napoli, crosta del vulcano dei Campi Flegrei indebolita: cosa è successo dal 1950 ad oggi. Quali sono i rischi che si corrono

Gli studiosi affermano che gli episodi di sollevamento registrati ai Campi Flegrei dal 1950 a oggi devono essere considerati come parte di un unico processo a lungo termine, in cui la recente transizione da un regime “elastico” a uno “inelastico” rappresenta un passaggio significativo.

Questi risultati aprono la strada a possibili scenari evolutivi per la fratturazione delle rocce e l’attività sismica. In uno scenario critico, la persistenza del regime inelastico potrebbe portare a una rapida fratturazione degli strati superficiali della crosta, con precursori di potenza minore rispetto a quelli tipici di un’eventuale risalita di magma.

Tuttavia, la riattivazione progressiva e diffusa delle fratture potrebbe provocare una diminuzione della pressione nel sistema idrotermale, portando all’arresto del sollevamento del suolo e alla ripresa di una lenta subsidenza.

L’INGV sottolinea che la ricerca ha principalmente valore scientifico e al momento non ha implicazioni immediate per le misure di protezione civile.

Tuttavia, la consapevolezza e la mitigazione del rischio devono rimanere una priorità assoluta nei Campi Flegrei. Questo studio potrebbe fornire in futuro ulteriori strumenti di previsione e prevenzione per la protezione civile, ma al momento non ha impatto diretto sulla sicurezza della popolazione.