La data del 13 giugno è molto importante per la città di Napoli perché ricca di avvenimenti storici di primissimo piano. E non tutti positivi. Nella giornata in cui si celebra la festività di Sant’Antonio – che per ben 15 anni ha sostituito San Gennaro come patrono della città – sono accaduti tanti episodi che hanno segnato in modo indelebile il passato del capoluogo campano.
Due gli accadimenti di primo piano che meritano menzione. E che sono passati alla storia come pagine indelebili della città, con la letteratura contemporanea che ha dedicato ampio spazio nella celebrazione di questi eventi, che nel bene e nel male vanno ricordati soprattutto alle giovani generazioni. Anche per far capire il motivo reale di quella “mentalità partenopea indipendente” di cui tanto si parla ancora oggi.
13 giugno 1799: la caduta della Repubblica Napoletana
Il primo è quello della caduta della Repubblica Partenopea. Nel 1799, proprio il 13 giugno, le truppe della Santa Fede guidate dal Cardinale Ruffo, si unirono ai Lazzari, giovani che avevano lottato contro la Repubblica sostenuta dalla Francia. L’armata, denominata Sanfedista, entrò in città per ripristinare il controllo borbonico a la fine del sogno repubblicano.
Ancora oggi si racconta il tentativo di far diventare il capoluogo campano come una Repubblica Indipendente, e la fine di quell’effimero sogno non realizzato da personaggi illustri, che vennero condannati quasi tutti per impiccagione tra Procida (nell’attuale Piazza dei Martiri) e Napoli, in Piazza Mercato, luogo storicamente deputato alle esecuzioni.
Tra i nomi passati alla storia si ricordano quelli di Domenico Cirillo, Ignazio Ciaia, Mario Pagano, Eleonora Pimentel Fonseca, Vincenzo Russo e Francesco Caracciolo.
13 giugno 1940: il primo bombardamento su Napoli
Ma il 13 giugno è ricordato a Napoli anche per un altro motivo. Nel 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale, il capoluogo campano subì il primo bombardamento. Solo tre giorni prima Mussolini aveva annunciato l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista.
Le cronache del tempo parlano di una popolazione napoletana completamente impreparata di fronte a quella che sarebbe stata una tragedia enorme. Infatti si pensava in un primo momento che quelle bombe in verità fossero fuochi d’artificio per celebrare Sant’Antonio.
Quel bombardamento portò alla distruzione degli stabilimenti elettrici e delle raffinerie, ma gli altri obiettivi degli Alleati furono quelli del porto ma anche delle zone industriali di Barra e San Giovanni a Teduccio. Ma anche quelle di Bagnoli e dello stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco.
Nei mesi successivi i raid aerei non risparmiarono altre aree della città, comprese quelle popolari come i Quartieri Spagnoli dove centinaia di napoletani persero la casa.