A Napoli, nel suggestivo Borgo Sant’Antonio Abate, c’è il custode di un prodotto simbolo della città partenopea e della tradizione campana. Parliamo della fresella e di Antonio Di Paolo, artista gastronomico che ancora oggi dedica il suo lavoro ad una vera icona della napoletanità.
L’inimitabile “crosta biscottosa” è ideale per la zuppa di pesce con polpo maruzze o frattaglie, ma anche per la versione classica con pomodoro o tonno. In ogni caso nel capoluogo campano ci sono tanti artigiani che perpetuano la tradizione di questo alimento e che offrono tante varianti di condimento, anche con ricette uniche.
L’arte della fresella napoletana di Antonio Di Paolo
Tra questi c’è come detto anche Antonio Di Paolo, che nella sua bottega situata nel rione Vasto, è un testimone vivente di questa tradizione culinaria secolare. Nello specifico il suo locale sorge in una zona prossima alla stazione di piazza Garibaldi, all’ingresso del borgo Sant’Antonio Abate, noto come “o buvero”.
Percorrendo le strade, si incontra una piazzetta con un mercato ortofrutticolo ricco di bancarelle colorate e merce di ogni genere creano un’atmosfera frenetica. Proprio in questo luogo pittoresco, al civico 116, c’è un’insegna ormai diventata famosa: “P. Di Paolo – ‘O fresellaro”.
Antonio, autentico artigiano della cucina napoletana, con la sua famiglia tramanda l’arte di fare freselle in questo autentico “museo della fresella” da sette generazioni. Con una passione nata da intere generazioni, come ha raccontato in un intervista a fanpage.
La storia della fresella napoletana: ecco come è nata
Per Antonio Di Paolo alla base di ogni ricetta, e quindi anche per quella della fresella, c’è sempre un elemento di base, che resta quello dell’utilizzo di ingredienti genuini e una lavorazione interamente a mano. Napoli ha visto l’introduzione della fresella nella sua dieta durante il periodo dei Borbone.
A quel tempo, uno dei piatti preferiti dal re era la zuppa di cozze. La popolazione, che non poteva permettersi di acquistare cozze, ha creato una variante più economica del piatto utilizzando frutti di mare più accessibili, chiamati “maruzzielli”. Era necessario aggiungere un tocco finale: un biscotto in grado di assorbire il brodo senza rompersi.
Così nacque la fresella, che da quel momento iniziò a far parte dell’alimentazione napoletana. Nel corso degli anni, la situazione è cambiata. Oggi, i produttori di freselle sono quasi del tutto scomparsi, e Di Paolo lavora esclusivamente con ristoranti e trattorie.