L’acqua di San Giovanni: l’infuso “miracoloso” della tradizione napoletana

Acqua di san Giovanni

La storia dell’acqua di San Giovanni è famosa in tutta Italia. Ma soprattutto a Napoli e provincia, dove il legame tra cibo, ritualità, religione e persino “magia” ha origini ancestrali, è molto diffusa nelle vecchie generazioni.

Decotti, infusi e pozioni sono stati trasmessi spesso come rimedi unici per malanni e disturbi, quando la medicina moderna non era ancora sviluppata. Ancora oggi ci sono alcuni momenti dell’anno ricchi di simbolismo e festività.

Legati soprattutto a cicli astronomici che si riflettono in quelli religiosi, come la notte prima della celebrazione di San Giovanni Battista. È proprio tra il 23 e il 24 giugno che si prepara l’acqua benedetta, nel momento ideale per assorbire le energie del solstizio.

La storia dell’acqua di San Giovanni

Proveniente dall’antica Grecia, che ha legami indissolubili con la città di Napoli, questa “pozione” serviva per assorbire l’energia massima dalla natura, attraverso i frutti appena nati, con le erbe spontanee e la rugiada del mattino.

Da qui nasce la tradizione tutta napoletana di raccogliere le noci ancora acerbe insieme al loro guscio durante la notte, operazione che veniva eseguita esclusivamente da donne, che poi le avrebbero messe in infusione per preparare il nocino.

In passato si credeva che le proprietà benefiche dell’acqua di San Giovanni potessero proteggere le colture dalle siccità e dalle tempeste fatali, oltre a purificare dagli influssi negativi.

Oggi si è persa la sua “funzione magica” diventando un “infuso a freddo” molto semplice da preparare: basta lasciare macerare per una notte una selezione di erbe e fiori spontanei raccolti dopo il tramonto del 23 giugno.

Per poi utilizzare l’acqua aromatizzata di San Giovanni per detergere viso e mani la mattina successiva.

La preparazione dell’acqua di San Giovanni

La preparazione dell’acqua di San Giovanni richiede di raccogliere le piante aromatiche che crescono nella propria zona.

Tra le più comuni si trovano l’iperico, noto anche come “Erba di San Giovanni”, che fiorisce proprio intorno al 24 giugno, la lavanda, l’assenzio, il finocchietto selvatico, la malva, la verbena, il rosmarino, la rosa, la menta, la salvia, la camomilla, la passiflora e il sambuco.

Il raccolto viene posto in una bacinella piena d’acqua che viene lasciata all’aperto per tutta la notte, in modo che possa assorbire anche la rugiada dell’alba.

La mattina del 24 giugno si utilizza l’acqua aromatizzata di San Giovanni per lavare viso e mani. La parte rimanente non deve essere gettata, ma sarebbe opportuno regalarla a un amico.