Una delle leggende più affascinanti legate alla città di Napoli è sicuramente quella del coccodrillo del Maschio Angioino. Che ancora oggi trova molte interpretazioni.
Soprattutto da parte della popolazione, legata a quei lati misteriosi che hanno caratterizzato da sempre il capoluogo partenopeo. Che resta affascinante anche grazie a questo aspetto.
Che incuriosisce tanto anche i turisti di tutto il mondo, che trovano particolarmente interessanti queste storie che si tramandano da generazione in generazione e che si mescolano tra sacro e profano.
La scoperta degli studiosi della Federico II
Secondo una credenza popolare quest’animale dimorava nelle segrete del Castel Nuovo, conosciuto anche come Maschio Angioino, e si diceva si nutrisse dei prigionieri imprigionati in quelle oscure profondità.
Ciò che era certo, però, era la presenza di un coccodrillo impagliato appeso sull’arco di trionfo del castello per diversi secoli, alimentando l’immaginazione e le storie leggendarie che si sono tramandate nel tempo.
Secondo studi recenti condotti da un team di esperti della Federico II, iniziati nel 2018 quando il corpo del coccodrillo è stato trovato in uno stato di conservazione molto precario, questo animale appartiene alla specie Crocodylus Niloticus.
Un genotipo presente nel Lago Nasser in Egitto. L’esemplare risalirebbe a un periodo compreso tra il 1296 e il 1419.
Le nuove scoperte hanno portato gli studiosi a rafforzare una delle leggende più famose riguardanti il coccodrillo, narrata da Pompeo Sarnelli.
La leggenda del coccodrillo del Maschio Angioino
Nel corso dei secoli, sono state tramandate diverse leggende sulla sulla presenza del coccodrillo al Maschio Angioino. Che nella storia è stata una fortezza costruita nel XIII secolo da Carlo d’Angiò.
Durante il suo lungo regno, il Re Aragonese Ferdinando I, oltre ad altri sovrani, fece uso del Castel Nuovo, e in particolare della sua Fossa del Miglio, come luogo di detenzione per i prigionieri.
Secondo la leggenda i detenuti più severamente puniti venivano imprigionati in queste segrete. Si racconta che questi prigionieri scomparissero misteriosamente nel nulla, un fatto che venne notato anche dallo storico Benedetto Croce nei suoi scritti.
Per scoprire cosa accadesse, fu aumentata la sorveglianza e i soldati fecero una scoperta inquietante: un imponente coccodrillo che attaccava i prigionieri, afferrandoli per una gamba e divorandoli.
Questo servizio di “giustizia” si rivelò utile al Re per un certo periodo. Tuttavia, giunse il momento in cui tale metodo non fu più considerato necessario, e il Re decise di far uccidere il coccodrillo.
Offrendogli in pasto una zampa avvelenata di cavallo. L’animale fu poi impagliato e appeso all’ingresso del Maschio Angioino come trofeo.