A Napoli ci sono tanti modi di dire se si vuole offendere o denigrare anche pubblicamente una persona. Queste espressioni hanno radici nella storia della città partenopea, divisa da sempre tra miseria e nobiltà.
Questi termini erano simboli del modo in cui la società trattava le persone considerate “diverse”. Un esempio di tale termine è il “zàmparo”.
Chi è ‘o zamparo
Oggi ‘O “zàmparo” rappresenta una persona dall’aspetto e dalle maniere rozze, simile al “tamarro”. Questa persona viene spesso considerata poco educata e inadatta a un contesto culturalmente variegato e vivace.
In passato, il “zàmparo” avrebbe potuto essere chiamato anche “villano” o semplicemente “cafone”. È proprio quest’ultimo termine che ci aiuta a comprendere la storia e l’origine del “zàmparo” a Napoli.
“Zàmparo” e “cafone”: un’origine comune. In realtà, “zàmparo” e “cafone” si riferiscono alla stessa persona, considerata maleducata e rozza.
La loro origine dal mondo contadino suggerisce che questi due termini abbiano molto in comune. Tuttavia, l’origine di entrambi è incerta e finora possiamo solo fare ipotesi.
L’origine del termine
Una delle ipotesi è che il termine “zàmparo” derivi dal “campiere”, una figura contadina diffusa soprattutto nel Sud Italia, chiamata “càmparo” nel Nord Italia. Il “campiere” aveva il compito di sovrintendere ai lavori nei campi per conto del padrone.
Questo personaggio era presente soprattutto a partire dall’Ottocento, in particolare in Sicilia, come descritto nei romanzi di Giovanni Verga.
Ma come è giunto questo termine a Napoli? La parola, attestata proprio in questo periodo, è probabilmente stata diffusa nel dialetto attraverso l‘influenza dello spagnolo e le modifiche fonetiche tipiche dell’interazione tra lingue straniere e vernacolari.
Sebbene l’etimologia rimanga incerta, al punto che alcuni studiosi definiscono questa parola “apolide”, senza un riferimento geografico e linguistico preciso, una cosa è certa: il suo significato offensivo e insultante è lo stesso del termine “cafone”.
L’analogia col termine cafone
Tuttavia, anche per quanto riguarda il termine “cafone” esiste un’ambiguità etimologica. Molti dizionari tracciano l’origine del termine nel verbo “cavare”, nel senso di lavorare e rivoltare la terra.
Un’altra ipotesi affascinante, ma non supportata linguisticamente, suggerisce che possa derivare dalla pratica dei contadini di legarsi insieme con una fune (“c’a fune”) per non perdersi nella confusione della città.
Gli studiosi non accettano questa origine napoletana poiché manca di un fondamento etimologico.