Uno dei borghi più famosi di Napoli è ‘O Pallonetto a Santa Lucia, che si trova proprio al quartiere Santa Lucia situato sulle pendici del Monte Echia e si estende quasi fino a Monte di Dio.
La storia del Pallonetto di Santa Lucia
Originariamente abitato dai pescatori napoletani, il borgo è caratterizzato da una lunga scalinata e da numerosi vicoletti stretti, privi di luce e di aria, tra case di cinque o sei piani, prive di simmetria o stile uniforme.
Alcune case hanno balconi più bassi, altre più alti, alcune presentano due finestre molto vicine, mentre altre hanno una finestra e un balcone. Durante il Rinascimento ottocentesco, l’intera città fu sottoposta a lavori di ristrutturazione.
E il Pallonetto fu sollevato e separato dalla parte urbana della città. Questa trasformazione suscitò malcontento tra gli abitanti, incluso il sostegno di intellettuali come Matilde Serao e Ferdinando Russo, che protestarono contro l’opera di bonifica.
Oggi il Pallonetto è un affascinante borgo caratterizzato da scale particolari, con gradini di diverse altezze e condizioni: alcuni sono perfettamente lisci, altri sono fatiscenti o danneggiati da crepe.
La vita del borgo è animata da ragazzini che giocano a pallone e signore che si nascondono dietro le tende semichiuse delle porte e delle finestre dei loro appartamenti, cercando l’illusione di privacy.
L’origine del nome “Pallonetto”
Ma da dove deriva il nome “Pallonetto”? Per scoprirlo, dobbiamo tornare al 1692, quando Carlo Celano, nel suo lavoro “Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli”, descrisse un nuovo sport praticato in quel periodo in una struttura situata in Piazza Bellini.
Questo sport era proprio il pallonetto. Gioco di origine basca e antenato della moderna pelota, si diffuse a Napoli all’aperto, precisamente nei tre quartieri che ancora portano il suo nome oggi: Santa Chiara, San Liborio e Santa Lucia.
Il “pallonetto” prevedeva l’uso di piccole palle fatte a mano, contenenti un nucleo di piombo avvolto in gomma e lana, con una copertura in cuoio. I giocatori dovevano colpire la palla con una mano nuda o guantata.
Poiché non c’erano confini chiari nel campo di gioco, gli edifici circostanti, gli oggetti e talvolta gli spettatori erano considerati parte del gioco, che terminava quando la palla smetteva di girare.