A Napoli nel corso della storia c’era una singolare abitudine che si è tramandata ancora oggi in parte della popolazione. In alcuni quartieri del centro della città si usa il termine “cafone” per indicare gli abitanti della periferia.
Non solo quelli dei Comuni della Città Metropolitana, con questo dispregiativo in qualche caso si intendono anche quelli che si trovavano al di fuori del centro dello stesso capoluogo partenopeo. Ma quale il motivo di questa distinzione che ancora oggi fa discutere?
I motivi dell’uso di questo termine
Sono molteplici i motivi che spiegano questo fenomeno, primo da tutti quello storico. Un tempo infatti i “cafoni” erano quelli che risiedevano fuori dalla città, principalmente contadini o proprietari terrieri anche benestanti.
E’ stato il grande Totò con il suo “Totò Peppino e la Malafemmina” a rappresentare con i celebri Fratelli Capone la figura del “cafone”, che in alcune sfaccettature viene definito anche “zingaro resagliuto”.
Che in questo caso esprime il concetto di persona rozza ma ricca che grazie ad un lavoro umile riesce a scalare posizioni di classe sociale. Nel corso del tempo questo appellativo è rimasto, anche se attualmente trova sempre meno applicazione.
Chi sono i “cafoni” oggi
Con i tempi che sono ormai cambiati. Sebbene ancora oggi ci sia una parte della popolazione di Napoli che indica ancora con questo termine le persone della provincia. Per alcuni “puristi” addirittura i cafoni sono i napoletani non del centro.
Per intendersi, chi abita nei quartieri di Fuorigrotta o Agnano per esempio non sono napoletani veraci come quelli della Sanità o del centro storico. Una distinzione anche antipatica che trova piccole ma decise convinzioni.
Una diatriba che spesso si legge anche sui social, soprattutto in occasione di eventi sportivi come quelli calcistici. Dove le dispute restano alte.
Uno degli esempi di questo fenomeno che ha interessato il calcio è legato alla figura di Lorenzo Insigne, ex attaccante del Napoli.
Che stupidamente ed in modo dispregiativo veniva indicato come “cafone” da parte della tifoseria solo per essere nato a Frattamaggiore in provincia di Napoli. Ma di altri casi come questo se ne potrebbero trovare tantissimi.
Perché ancora oggi si utilizza questo termine
Parliamo di una sorta di gelosia o rivendicazione da parte dei napoletani “veraci” che vorrebbero difendere la loro “napoletanità” dalle “contaminazioni” della provincia. Un aspetto che cozza pesantemente con la natura dei napoletani stessi.
Conquistati nella storia da tanti popoli stranieri ed oggi aperti alle varie etnie, aspetto che rende assolutamente multietnico ed unico il capoluogo partenopeo.