Il pane cafone dei Camaldoli: l’antica tradizione napoletana

Pane cafone dei Camaldoli

A Napoli, c’è un tipo di pane unico e distintivo chiamato “pane cafone dei Camaldoli”. Questo pane ha conquistato persino Ferdinando IV, che lo consumava anche al di fuori dei pasti principali.

Ancora oggi, il popolo napoletano non può fare a meno di questa pagnotta, diventata un vero e proprio rituale domenicale.

Caratteristiche del pane cafone

La caratteristica peculiare di questo pane è la sua forma rotonda, con una mollica alta, una crosta spessa e un sapore e un profumo inimitabili. Ciò è dovuto alla lavorazione con farina 0, un alimento semplice ma estremamente gustoso e versatile.

Un fatto curioso riguarda il filone di pane prodotto ancora oggi nelle zone di Marano e dei Camaldoli, che viene venduto in tutta la città. Se lavorato nel modo corretto, può conservarsi fino a 8 giorni dopo la cottura, deliziando le nostre tavole per un lungo periodo.

Fin dal primo taglio, la crosta produce un suono che promette uno spettacolo di gusto e armonia. La storia di questo pane affonda le sue radici nell’antichità.

Nel secolo scorso, veniva preparato dai contadini della provincia di Napoli e venduto nel centro città. Nel Settecento, il convento dei frati forniva questa prelibatezza ai Borbone.

Ancora oggi, i forni che producono questa specialità seguono un rituale tramandato di generazione in generazione, che richiede un intero giorno di lavorazione prima della cottura finale.

Come si fa il pane cafone dei Camaldoli

Vediamo insieme come viene prodotto questo pane che fa impazzire i napoletani: prima di tutto partiamo dalla lievitazione, che deve essere lenta, e tradizionalmente viene utilizzato il lievito madre.

Questa lunga lievitazione rappresenta forse il vero segreto di questo pane, poiché consente alla pagnotta di conservare il suo sapore unico e caratteristico.

Ci sono poi altri due elementi fondamentali: l’acqua, che deve provenire dalla sorgente del Serino, e il forno, che ovviamente deve essere a legna. Infine, la pagnotta viene cotta solo quando la lievitazione è al culmine, ciò permette l’ispessimento della crosta.

Il processo di produzione di questo pane ha conferito al prodotto il riconoscimento di “Prodotto agroalimentare tradizionale” da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.