La pizza napoletana, e quella che si mangia in tutto il mondo, va cotta con il forno a legna o quello elettrico? Una domanda che nelle ultime ore si stanno ponendo in tanti, e che non ha una facile risposta.
Di sicuro non bisogna farsi trarre in inganno dalle percezioni personali o dalle sensazioni e nemmeno dal “romanticismo” della tradizione partenopea per arrivare a dare una spiegazione tecnica. Perché una teoria scientificamente valida esiste.
La polemica arriva dalla Grande Mela
Tutto è nato dalla polemica scaturita dal Dipartimento della protezione Ambientale di New York, che vieterebbe ai locali di produrre pizze con il metodo di cottura a legna. La motivazione scaturisce dalla volontà di ridurre l’inquinamento dell’aria.
Tralasciando la questione inquinamento, che ha visto partecipare anche Elon Musk che ha definito una inutile il provvedimento a New York, possiamo provare a dare una risposta scientifica sul metodo di cottura della pizza napoletana e non.
I due diversi metodi di cottura
Basta aggiornarsi anche sul web, o provare ad ascoltare qualche esperto pizzaiolo o di cucina per rendersi conto che tra i due metodi non c’è alcuna differenza. E che il sapore non viene alterato in nessun modo e non impatta sul risultato finale.
Senza voler dire eresie, si pensa che il futuro della pizza sia proprio rappresentato dall’elettrico, che non produce immissioni inquinanti nell’aria e non porta a rovinare o alterare il sapore della pizza.
Perché la legna non rappresenta il segreto dei pizzaioli. Che va ricercato in altri fattori, che impattano davvero.
I fattori che determinano il gusto della pizza
Chiarito che il metodo di cottura della pizza non è determinante, passiamo a scoprire invece quali sono gli elementi che permettono di conquistare i clienti a Napoli ed in Campania come in tutto il mondo.
Parliamo della qualità della farina e dell’impasto oltre agli ingredienti, che devono risultare freschi e di ottima provenienza. Una pizza cotta con il forno a legna, con qualità di impasto scadente ed ingredienti di dubbia provenienza resterà una pizza scadente.
Che di certo non migliorerà con il tipo di cottura. Non lasciamoci ingannare, dunque, perché il segnale arrivato da New York tra qualche anno potrebbe rappresentare la normalità anche in Europa e nel resto del mondo.