Uno dei cognomi più diffusi del panorama anagrafico partenopeo è senz’altro quello degli “Esposito“. La generazione di questo nome è così vasta da vantare una storia e una tradizione a se, tenuta nascosta per troppo tempo agli occhi del popolo del Golfo.
Nel XIV secolo, nel cuore di Napoli, prendeva vita un’importante istituzione volta all’assistenza dell’infanzia abbandonata. Accanto ad essa sorgeva una maestosa chiesa, creando un luogo di protezione e sostegno per i bambini in difficoltà.
Nel corso dei secoli, la struttura subì diverse ricostruzioni: una prima nel XVI secolo, seguendo le forme rinascimentali, e successivamente nel XVIII secolo, dopo un devastante incendio, grazie al lavoro degli architetti Luigi e Carlo Vanvitelli.
L’accesso al complesso avveniva attraverso un elegante portale marmoreo. I battenti lignei intagliati da Pietro Belverte e Giovanni da Nola nel XVI secolo conferivano un tocco di maestosità all’ingresso.
Una volta varcata la soglia, si accedeva al suggestivo cortile della Casa e alla “Ruota” lignea, elemento distintivo di questa istituzione.
Ruota degli Esposito, di cosa si tratta e da dove nasce: un racconto affascinante
La “Ruota” per gli Esposito a Napoli, rappresentava un sistema pensato per consentire l’abbandono dei neonati in modo anonimo e sicuro.
I bambini venivano posti all’interno di una sorta di tamburo di legno a forma cilindrica, che ruotava per portarli all’interno dell’istituzione, dove le balie si occupavano immediatamente di prenderli in cura.
Sopra la Ruota, un puttino di marmo portava incisa la frase: “O padre e madre che qui ne gettate / Alle vostre limosine siamo raccomandati”. Gli ospiti di questa istituzione erano chiamati “figli della Madonna”, “figli d’a Nunziata” o “esposti” coloro i quali godevano di particolari privilegi.
Alcuni di essi venivano abbandonati con un foglio di carta intorno al collo, contenente il nome dei genitori, mentre altri portavano con sé piccoli oggetti preziosi come oro o argento.
Qualsiasi indumento o segno particolare che accompagnava i bambini veniva accuratamente annotato in un registro, al fine di agevolare un eventuale riconoscimento da parte dei genitori biologici.
La Ruota, con tutto il suo triste fascino, divenne una delle più celebri d’Italia, ma cessò di essere utilizzata a partire dal 22 giugno 1875.
Nel novembre 1996 sono stati completati i lavori di restauro della “Ruota” lignea, restituendola al suo antico splendore.
Oggigiorno la gestione degli spazi è garantita dal Servizio Patrimonio Artistico e Beni Culturali del Comune di Napoli, che impiega personale comunale e lavoratori socialmente utili per preservare e valorizzare questo prezioso patrimonio storico.