Tommaso Aniello d’Amalfi, conosciuto meglio come Masaniello, non era né un argentino né un amante dei sigari, né vantava una laurea.
Tuttavia, è impossibile non paragonarlo a un rivoluzionario come Ernesto “Che” Guevara, per la passione che lo animava e l’eco della sua ribellione che risuona ancora oggi.
Nato a Napoli nel 1620, il giovane Masaniello è cresciuto tra le file della plebe, la vasta maggioranza della popolazione cittadina di allora, costretta a subire la povertà e l’emarginazione.
Oggi si tende spesso a paragonare il volto del ribelle Masaniello all’emozionante brano musicale “Je So Pazzo”, scritto e cantato dal grande Pino Daniele.
Governati da un sistema oppressivo e soffocati da un regime di tassazione asfissiante, i napoletani di quei tempi vivevano nell’ombra di un viceré che serviva gli interessi del re di Spagna, Filippo IV.
Masaniello, pur rispettando il re, trovava insopportabile la situazione del suo popolo.
Sfruttando il suo lavoro di pescatore e il suo carisma naturale, il giovane di 27 anni divenne la scintilla di una rivoluzione il 7 luglio 1647, quando il popolo, stanco delle tasse sempre più onerose, iniziò a protestare.
Masaniello e la guida alla rivolta contro il Re: ecco come viene ricordato oggi
L’esplosione della rivolta a Napoli guidata da Masaniello avvenne quando un rappresentante del popolo, corrotto, prese le parti dei funzionari fiscali.
Il rivoluzionario, infervorato e deciso, guidò la ribellione con un grido che è passato alla storia: “Viva il re di Spagna, mora il malgoverno“.
I manifestanti assaltarono le dimore nobiliari e gli uffici fiscali, e le prigioni furono rapidamente svuotate e poi riempite con i familiari dei nobili.
La leggenda racconta che Masaniello, durante i suoi periodi in prigione a causa del suo coinvolgimento nel contrabbando, si era legato all’agitatore politico Giulio Genoino, che divenne la mente tattica della rivoluzione e lo aiutò a plasmare la direzione e gli obiettivi del movimento.
Il carisma e l’abilità oratoria di Masaniello divennero così potenti che i vertici del potere furono costretti a negoziare con lui. Eppure, non tutto andava per il verso giusto.
Masaniello iniziò a soffrire di paranoia e di perdita di controllo, che alcuni storici oggi interpretano come un possibile disturbo bipolare.
Il 16 luglio, Masaniello fu assassinato, colpito da cinque colpi di archibugio, presumibilmente con l’approvazione di Genoino, il suo vecchio amico, preoccupato dalle sue posizioni sempre più estreme. Il suo corpo fu esposto e gettato tra i rifiuti.
Nonostante la sua morte tragica, Masaniello è entrato immediatamente nella leggenda. Il suo corpo diventò un simbolo religioso, venerato da molte donne del tempo che lo videro come un liberatore. E così, il giovane ribelle di Napoli, Masaniello, divenne un mito che perdura ancora oggi.