Luciano De Crescenzo, cosa faceva prima di diventare scrittore: non immaginereste

Luciano De Crescenzo cosa faceva prima di diventare scrittore

“A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana per sopravvivere”, queste parole sono di sicuro le più note di Luciano De Crescenzo, di cui oggi ricorre l’anniversario della scomparsa avvenuta il 18 luglio di 4 anni fa.

Il più grande dono del “professor Bellavista”

Lo scrittore, filosofo, regista e attore aveva quasi 91 anni quando si spense al Policlinico Gemelli di Roma dove era ricoverato a causa di una polmonite. Il suo più grande dono era di sicuro quello di spiegare argomenti ostici di discipline come la filosofia, la mitologia greca e romana e la letteratura con parole semplici in modo da farsi capire anche da chi era completamente estraneo a queste materie.

Ne sono esempi i suoi libri ma anche i suoi film. Nel celebre Così parlò Bellavista, ad esempio, è rimasta negli annali della cinematografia la sua spiegazione della divisione dell’umanità in uomini d’amore e uomini di libertà: “In sostanza, gli uomini si dividono in uomini d’amore e uomini di libertà, a seconda se preferiscono vivere abbracciati l’uno con l’altro oppure preferiscono vivere da soli per non essere scocciati”.

Cosa faceva Luciano De Crescenzo prima di diventare scrittore e filosofo

Tuttavia Luciano De Crescenzo non è stato sempre uno scrittore appassionato di filosofia e mitologia ma aveva un altro lavoro. Era un ingegnere informatico della IBM e forse non tutti conoscono la storia del faticoso addio al colosso a stelle e strisce: “Lo confesso: in quanto napoletano, e come tale facile alla lacrima, ero piuttosto commosso. Sembravo un liceale che doveva dire addio al suo primo amore”.

Ma quando si recò dai suoi colleghi a Segrate visibilmente emozionato, lo presero prima per pazzo a lasciare un posto sicuro come quello alla IBM per dedicarsi alla scrittura. Dopodiché quando voleva salutarli, uno di loro gli disse che avevano una riunione urgente con il reparto vendite.

De Crescenzo non ci vide più dalla rabbia e fu ben contento di lasciare quel posto di lavoro: “Non capirete mai un cazzo della vita finché resterete chiusi qui dentro. State in carcere e non lo sapete: ecco qual è la verità!”, sbottò così contro quelli che erano ormai i suoi colleghi di lavoro.

“In IBM, se si vuole fare carriera, bisogna essere alti, snelli, sorridenti e sempre in tiro. Io oggi, in quanto uomo libero, se ho voglia di scrivere, scrivo, se ho voglia di leggere, leggo, e se non ho voglia né di scrivere né di leggere non faccio niente. In altre parole sono l’assoluto dominatore di me stesso”. Così la pensava colui che sarà sempre ricordato come il professor Bellavista.