Perché Pomigliano D’Arco si chiama così: il motivo storico

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Pomigliano D’Arco è uno dei comuni storici della provincia di Napoli e ha senza dubbio un nome particolare che fa venire alla mente immagini di un antico e splendente passato.

Il nome di Pomigliano D’Arco scaturisce da un conflitto

Il paese di Pomigliano d’Arco incastonato nel cuore della Campania è un prodotto di un contrasto nato durante l’era romana. La contesa era tra Napoli e Hyria (l’odierna Nola) per la supremazia territoriale.

Per risolvere il conflitto, il senato romano intervenne, acquisendo la regione e affidandola ai coloni noti come Pomilii, il cui nome ha contribuito alla denominazione del luogo.

Nel periodo dell’Imperatore Augusto, il fertile suolo piatto dei Pomilii fu testimone della costruzione dell’acquedotto augusteo, che convogliava l’acqua da Serino a Puteoli (Pozzuoli), Neapolis (Napoli) e Cumae (Cuma). L’arco distintivo dell’acquedotto ha ulteriormente arricchito la designazione del luogo, da cui il nome Pomigliano d’Arco.

Con l’avvento del cristianesimo la città si sviluppò attorno alla chiesa dedicata a Felice, un presbitero e martire, il cui luogo di riposo finale è nel Coemeterium (Cimitile) di Nola e che è adesso venerato come patrono della città. Durante l’Alto Medioevo sotto il sistema feudale un barone e un governatore, che risiedevano in un castello trasformato in seguito in palazzo baronale, rappresentavano la città.

La storia di Pomigliano d’Arco è stata segnata da numerose sfide e calamità: le stragi causate dai francesi sotto Carlo VIII, le eruzioni del Vesuvio, l’arrivo dei Giacobini e un’epidemia di colera. Questi eventi cruciali hanno influenzato il corso della città fino alla fine del periodo feudale. L’epidemia di colera del 1836 ha condotto alla costruzione del Cimitero.

Dopo il periodo napoleonico molti abitanti di Pomigliano furono coinvolti in società segrete contro i Borbone e presero parte ai moti del 1820-21 e del 1848. L’unificazione dell’Italia ha portato l’élite aristocratico-borghese della città a concretizzare, a livello locale, l’unità nazionale recentemente conquistata.