A Napoli e in periferia, i cittadini sono sempre più alla disperata ricerca di un bancomat o sportello bancario in fase di prelievo. Se finora le cause di questa deleteria assenza erano a noi del tutto ignote, ora sì che spiega tutto…
In verità Napoli sta assistendo a una riduzione crescente del numero di bancomat, in quanto siamo di fronte ad una situazione in cui il risultato di un trend vede le banche gradualmente ritirarsi dalla città.
Questa problematica di natura meridionale non sembra però interessare solo il Sud Italia, ma è parte di una strategia più ampia che coinvolge le banche di tutta Italia, che stanno sempre meno investendo nelle aree locali.
Sia nelle piccole località che nelle aree montuose, così come nelle metropoli, localizzare un bancomat sta diventando un compito sempre più arduo.
Napoli, sempre meno bancomat in città: il motivo. I dati sulla chiusura delle filiali
Secondo l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba, questa tendenza delle banche a sfilarsi dalle comunità non si manifesta uniformemente in tutto il territorio, e riserva alcune sorprese.
L’Osservatorio ha sviluppato un indice che assegna a ogni provincia italiana un punteggio basato su diversi criteri, tra cui il numero di comuni senza bancomat o con un solo bancomat, la popolazione residente, le aziende con sede legale in tali comuni e la loro superficie geografica.
In base a questo metodo, le province di Barletta-Andria-Trani e Brindisi (Puglia), Grosseto e Pisa (Toscana), Ravenna e Reggio Emilia (Emilia Romagna) e Ragusa (Sicilia) risultano in testa, con nessuno dei comuni senza bancomat.
Seguono Bari (Puglia) e Livorno (Toscana), poi Mantova (Lombardia), Siena (Toscana) e Venezia (Veneto), e infine Modena (Emilia Romagna).
Nel corso dei primi sei mesi dell’anno, l’Osservatorio Fiba ha rilevato una conferma del trend che vede le banche italiane ridurre la loro presenza territoriale, con la chiusura di 593 filiali e un aumento del 2,9% dei comuni “desertificati”, ovvero senza bancomat.
In questi mesi è stato registrato che le aree che occupano le prime posizioni si contraddistinguono per la presenza di piccole banche e che con l’aumento dei tassi di interesse vedono premiato il loro modello di business basato sulla territorialità e l’erogazione del credito.
Questo conferma che la biodiversità bancaria non è un costo, ma una risorsa, soprattutto in un contesto in cui le grandi banche continuano a chiudere filiali: quasi 600 solo nei primi mesi del 2023.
Tale ritmo, conclude, è insostenibile e mette a rischio l’economia dei territori e la coesione sociale.