Napoli, chi era Gelsomina Verde: il simbolo della lotta alla camorra

Napoli, chi era Gelsomina Verde

Nelle scorse ore sono stati arrestati i due presunti esecutori materiali dell’omicidio Gelsomina Verde, la 21enne vittima della camorra ai tempi della prima faida di Scampia. Dopo 19 anni le indagini potrebbero essere arrivate ad una svolta.

Per un delitto macabro e spietato, che portò alla morte di una giovane completamente estranea ad avvenimenti legati alla criminalità organizzata. Eravamo nel 2004, con la faida tra Di Lauro e Scissionisti che imperversava a Scampia.

Chi era Gelsomina Verde

Gelsomina Verde era una 21enne di Napoli, nata e cresciuta nel quartiere di Scampia. Una zona della città che all’inizio degli anni 2000 è finita al centro delle cronache mondiali per quella faida che uccise almeno 70 persone in pochi mesi.

E purtroppo, in quella guerra spietata, la povera Gelsomina ci finì dentro. Lei che da sempre aveva lottato con tutte le sue forze quel mondo criminale che proprio non condivideva. Lei come la sua famiglia.

Che viveva onestamente lavorando, in un quartiere dove si viene inevitabilmente a contatto con personaggi che hanno deciso di intraprendere una via diversa e lontana da quella della legalità.

Gelsomina lavorava in una fabbrica di pelletteria, ma faceva anche tanto volontariato, anche in carcere, a contatto con i detenuti, spiegando loro che la vita che avevano scelto di condurre era sbagliata.

E che da quel tunnel si poteva uscire, varcando la soglia della legalità. La 21enne rappresentava quella Napoli dalla faccia pulita che si rimbocca le maniche e che combatte il sistema della camorra.

Napoli, perché fu uccisa Gelsomina Verde

Gelsomina si innamorò di una persona sbagliata, un giovane che apparteneva a quella sfera definita degli Scissionisti, in guerra con lo storico clan dei Di Lauro. Una storia breve e ormai finita, anche perché lei proprio non condivideva la strada intrapresa da quel ragazzo.

Gennaro Notturno in quella guerra assurda e violenta decise di stare dalla parte degli scissionisti, e per questo motivo fu “punito” dagli avversari. Che decisero di prendersela con una giovane innocente, che nulla a aveva a che fare col loro mondo.

Pensarono di colpire Gelsomina per arrivare a Gennaro, nonostante tra i due non ci fosse stato nulla di importante, tra l’altro in passato. Quel delitto atroce, con sevizie e colpo di pistola alla testa, con il corpo bruciato nella sua fiat 600, fece indignare il mondo intero.

Una violenza assurda che ha fatto aumentare lo sdegno ed il disprezzo verso la camorra e tutto quello che può ricondurre al sistema della delinquenza.

Il ricordo di Gelsomina

Oggi probabilmente si mette la parola fine alla vicenda giudiziaria sulla morte di Gelsomina. Che viene ricordata ancora da sempre come vittima innocente della criminalità organizzata e simbolo della lotta alla camorra.

Il suo sacrificio non va dimenticato, con il suo messaggio che rimane vivo nei cuori di tutti i napoletani onesti. E che ci fa ribadire un concetto chiaro: anche se si nasce in un quartiere difficile e si viene a contatto con gli esponenti del sistema, si può sempre scegliere da che parte stare.

E tutti sappiamo che la maggior parte delle persone di Scampia e Secondigliano hanno fatto la scelta di Gelsomina, quella dell’onestà e della legalità. Ricordando le parole di Peppino Impastato: “la mafia è solo una montagna di merda”.