Quante volte usiamo parole o frasi senza averne piena conoscenza del loro significato? Il nostro vocabolario è ricco di termini la cui origine si dissolve nel tempo, attraverso secoli di evoluzione linguistica che riassegnano ai termini un significato rinnovato, che potremmo definire “contemporaneo”. Ad esempio, quanti tra noi possono dichiarare di conoscere esattamente la provenienza dell’espressione “Azz”?
Il vero significato dell’espressione “Azz”
Molti ritengono che l’espressione “Azz” sia un modo accorciato del termine volgare usato per indicare l’organo genitale maschile. Ma è veramente così? Un post della pagina Facebook “Briganti” ha fornito una nuova interpretazione a questo termine, comune nel linguaggio napoletano. L’esplicazione è stata offerta da Giuseppe Indipendentista Domizio.
Contrariamente alla diffusa convinzione, il post suggerisce che l’espressione ‘AZZ non abbia niente a che fare con il significato comunemente accettato. Invece potrebbe derivare da una parola tedesca. Originariamente, (e a volte anche attualmente) “AZZ” era seguito da una pausa e poi una “O” finale: “AZZ(pausa)O”.
In tedesco, un’espressione simile, “Ach, so!”, viene usata per esprimere stupore e sorpresa. Questa frase tedesca viene impiegata in situazioni analoghe a quelle napoletane: per indicare meraviglia (“Ah, capisco!”) o comprensione improvvisa (“Ora mi è chiaro!”).
Il Goethe Institut ha confermato l’interpretazione tedesca
Questa teoria non sembra affatto irrealistica, considerando la coabitazione del popolo napoletano con quello tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Pare che proprio questa coesistenza abbia favorito l’assimilazione di alcune espressioni tedesche nella lingua napoletana.
Il Goethe Institut ha confermato questa interpretazione, il che potrebbe portarci a concludere che il mistero è finalmente risolto.
Tuttavia le espressioni usate sono due: Azz e Azzò, la seconda deriverebbe dall’interpretazione tedesca ma la prima potrebbe avere più senso se ricondotta proprio all’organo genitale maschile.
Infatti, ad esempio, si dice: “Azz! Ma quanti vvote te ll’aggia dicere?!” che tradotta in italiano è “Caxxo! Ma quante volte te lo devo dire?”. Tale significato assume più quello di un’arrabbiatura mentre Azzò quello di, come già detto, di stupore e meraviglia.