Napoli, lido Mappatella: perché si chiama così

Lido Mappatella Napoli

Popolarmente noto come Lido Mappatella o Mappatella Beach, questa modesta distesa di sabbia si trova fronte alla Rotonda Diaz lungo la costa di Napoli, rappresentando l’unico punto nel cuore della città dove i meno abbienti possono godere un po’ di sole e fare un tuffo in acqua.

Paradossalmente, questa costa, priva di spiaggia ma dominata da cemento e scogliere artificiali, venne creata pochi anni dopo l’Unità d’Italia, tramite un riempimento a mare.

Le acque di quella zona hanno un costo proibitivo, specialmente per coloro che devono destreggiarsi per sopravvivere, una qualità innata di una città abituata alla negligenza.

Tuttavia, la popolazione ha un desiderio, un bisogno irrefrenabile, di accedere al mare, e allora come può soddisfare questo bisogno?

Napoli, lido “Mappatella”: il significato del termine. Leggenda e tradizione

È ben noto che il popolo di Napoli ha trovato modi ingegnosi per godersi un bagno nelle acque che lambiscono le loro case.

Prendendo un panno, un asciugamano o un brandello di stoffa, lo legano intorno alla vita alla ricerca di un piccolo spazio sulla spiaggia dove posare questa stoffa annodata, contenente i loro vestiti.

In dialetto napoletano, questa pratica è chiamata “mappata“. Se si desidera passare più tempo in spiaggia, la “mappata”, o meglio la “mappatella“, viene preparata a casa e riempita di cibo.

Una spiaggia ricca di “mappatelle” non poteva che guadagnare il nome di Lido Mappatella, un titolo che riflette anche l’autoironia dei napoletani, capaci di trovare un motivo di riso anche nelle circostanze più povere. Ma da dove deriva la parola “mappata”?

Sia l’Enciclopedia Treccani che il Vocabolario Etimologico di Ottorino Pianigiani riconducono il termine al latino “mappa“, un tovagliolo o un panno di lino che veniva utilizzato dai convitati durante i banchetti per asciugarsi le mani dopo il pasto, dato che i Romani avevano l’abitudine di mangiare con le mani.

Il tovagliolo veniva anche utilizzato per portare a casa i resti del pasto, solitamente in modo furtivo.

Questo uso della parola “mappa”, che a sua volta deriva dal fenicio secondo Quintiliano, ha dato origine ai termini “mappata” e “mappatella”, utilizzati anche in riferimento a contenitori di cibo.

Inoltre, gli antichi utilizzavano panni per creare rappresentazioni grafiche di territori di varia estensione, dai semplici campi agricoli al mappamundus, da cui deriva il termine moderno “mappa”.