“Sono testimone delle trasformazioni: dai ritmi della terra alla catena di montaggio. Ma è sempre meglio ‘na tammurriata, ca ‘na guerra…”. Il 5 luglio scorso è scomparso all’età di 68 anni Marcello Colasurdo, re della tammurriata e tra gli storici fondatori del Gruppo Operaio di Pomigliano d’Arco ‘E Zezi. Abbiamo parlato di lui con altri due membri della band napoletana formatasi nel 1974, loro sono Massimo Mollo e Marzia Del Giudice.
Colasurdo è stato componente de ‘E Zezi per diciotto anni per poi diventare il leader dei Marcello Colasurdo Paranza. È stato anche attore di cinema e teatro, diretto da vari registi tra cui Federico Fellini e Mario Martone. Nel 2000 è uscito l’album Aneme perze degli Spaccanapoli per l’etichetta Real Word di Peter Gabriel in cui il cantautore partenopeo, nato a Campobasso, presta la sua voce.
Massimo Mollo e Marzia Del Giudice: “È difficile parlare di Marcello Colasurdo”

“È difficile per me parlare di Marcello Colasurdo – esordisce Marzia Del Giudice – perché è come se ne fosse andata una persona di famiglia. Ero una ragazza molto giovane che approdava nella musica popolare e Marcello è stata la mia porta d’ingresso: mi ha insegnato a ballare, a suonare le castagnette, a cantare. Tra l’altro una cosa simpatica e molto importante è che quando stavamo sul palco e lui cantava aveva un modo tutto suo di farlo e io, per andare a tempo insieme a lui, lo guardavo in bocca. Questo è durato per anni”.
“È davvero difficile e facilissimo allo stesso tempo parlare di Marcello – spiega Massimo Mollo –. In molti anni abbiamo perso molte persone che erano tutte buone. Con Marcello è stata molto più particolare perché negli ultimi tempi, quando siamo tornati a Napoli, sono andato a trovarlo. Lui era seguito da una dottoressa, Maria Pia Marroni, una specie di Santa, nostra amica. Io l’ho aiutato anche fisicamente e negli ultimi tempi in ospedale abbiamo cercato anche da qua di stimolare gruppi di persone e amici per aiutarlo in cose pratiche. Alcuni compagni si sono molto adoperati per lui”.
“Non abbiamo celebrato Marcello – prosegue – perché la storia è talmente personale che più in là ci riserviamo di pubblicare le storie che gli appartengono. Marcello è una persona insicura, ingenua, molto sensibile e debole ma da l’altra parte fortissima. Io sto ancora collaborando con Angelo De Falco de ‘E Zezi e, in occasione dei 50 anni dalla nascita del gruppo, uscirà una pubblicazione sulle nostre storie di vita: su Marcello ce ne saranno tantissime”.
“Quando nostra figlia Martina era piccola – continua – abbiamo passato un momento molto difficile economicamente. Un nostro “amico” ci mise in un guaio incredibile e poi sparì e ci trovammo nell’arco di 15 giorni a dover coprire una cifra enorme. Marcello ci aiutò senza battere ciglio, dalla sera alla mattina, chiaramente disse di restituirgli i soldi quando potevamo”. “Per noi quindi è stato un salvavita in tutti i sensi”, conferma Marzia.
“Anche quando è andato via da ‘E Zezi è rimasto una persona magnetica. Chi entra ne ‘E Zezi ci rimane per sempre anche se poi va via. Noi siamo stati 40 anni nel gruppo ma anche adesso ci sentiamo parte di loro”, spiega Massimo sui ‘E Zezi. Una delle canzoni più note del gruppo è Vesuvio e a tal proposito Marzia Del Giudice ha dichiarato: “In questi giorni mi è venuto in mente quando abbiamo fatto la canzone Vesuvio: Marcello ha dato un grandissimo contributo, fece la musica e noi ci agganciammo, io con la voce e gli altri con gli strumenti”.
“Chiamavano Marcello a casa per l’ultima tammurriata quando una persona stava per morire”

“Marcello era un grandissimo portatore e conoscitore delle tradizioni che nessun antropologo o musicologo può conoscere veramente perché lui le viveva e le rappresentava e gli venivano da conoscenze arcaiche. Lo chiamavano spesso nel suo quartiere quando una persona stava per morire: lo chiamavano a casa per cantare, per fare l’ultima tammurriata. In Sardegna queste figure si chiamano accabadora, le quali facevano finire le sofferenze, Marcello invece leniva le sofferenze: era l’ultima mamma che ti abbracciava. Una volta andò a casa di una signora molto anziana e cominciò a cantarle una ninna nanna e mentre cantava questa nonnina morì”, spiegano Massimo e Marzia.
“Era uno che non si risparmiava mai. I cantanti si preoccupano sempre della propria voce, a lui non importava niente. Quando, ad esempio, viaggiavamo in pullman lui cantava tutta la notte per cercare di tenere sveglio l’autista. E non si preoccupava di perdere la voce anche quando doveva esibirsi”.
‘E Zezi: un gruppo rivoluzionario su tutti i fronti

I due membri de ‘E Zezi e fondatori del gruppo dei Rua Port’Alba hanno inoltre spiegato cosa il gruppo operaio volesse comunicare con i suoi brani: “Era il momento in cui Roberto De Simone – racconta Massimo – si affidò ad Angelo De Falco per andare a conoscere la tradizione sul posto. Da lì nacque la fondazione della Compagnia di Canto Popolare. La bravura di Angelo era di riprendersi quello che era nostro”.
“La Compagnia di Canto Popolare – continua – è un gruppo di spettacolo e teatro che aveva la convinzione di fare un lavoro da professionisti. Invece noi volevamo riprenderci quello che era un modo di vivere nostro: vivere da disoccupati, artigiani e operai. All’epoca, quando sono entrato ne ‘E Zezi, ero uno studente senza arte né parte e disoccupato. La cosa rivoluzionaria in Italia era parlare della nostra vita: era questa la grande novità. Da questo poi nacquero le canzoni “Tammurriata dell’Alfa Sud” o la “Tammuriata de pummarole e ‘a cantata de maccarune” e “A Flobert” sull’esplosione della fabbrica di Sant’Anastasia, brano che ancora oggi è molto attuale”.
“Io sono stata la prima donna a entrare ne ‘E Zezi e a farsi spazio in mezzo a 11 uomini, per questo devo ringraziare anche Marcello che è sempre stato molto amico delle donne. Lui era una persona capace di includere qualsiasi cosa”, spiega Marzia Del Giudice.
“In tempi non sospetti, negli anni ’90, diceva dal palco: “‘O 2000 simm tutt de nuost””, così il cantautore ha spiegato che Marcello Colasurdo si auspicava che negli anni 2000 non ci sarebbe state differenze e si sarebbe potuto vivere liberamente il proprio orientamento sessuale.
Il ricordo commosso di Marzia Del Giudice su Marcello Colasurdo

“Quando è stato fatto il quarantennale de ‘E Zezi, qualche mese prima sono stata male con la voce e non potevo cantare e quindi lui mi tolse i capelli dal collo e mi diede tutti baci sulla gola, sono cose che ti rimangono. Solo lui c’aveva questa sensibilità esagerata che non si vede con altri compagni di lavoro”, racconta Marzia commossa.
Non poteva poi mancare la domanda di rito: Qual è il sogno più grande di Massimo Mollo e Marzia Del Giudice?
“Penso di voler fare ancora musica, ho scritto tanti pezzi anche qui da Malaga. E un giorno vorrei insegnare il mandolino a mia nipote Sofia”, questo il sogno di Massimo Mollo e sua moglie gli fa eco, dicendo: “Credo che se uno riuscisse a instillare un minimo nelle generazioni future sarebbe già una vittoria, anche soltanto trasmettere l’amore per la musica e le tradizioni”.
a cura di Federica Massari
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