Negli ultimi anni il servizio di asporto, ormai in tutto il mondo definito delivery, ha avuto una grande espansione. Anche in Italia e a Napoli sono tante le aziende, ma anche i privati, che soprattutto nel settore food si sono attrezzati per rimanere al passo con i tempi.
Ma dove è nato questo servizio? Le prime tracce vanno ricercate in India, quando nel 1890 nacquero i “dabbawala”, fattorini specializzati nella consegna di cibo a domicilio. Anche negli Usa ed in altri paesi poi il fenomeno è diventato molto comune.
In Italia pare che la prima città ad adottare questo sistema sia stata proprio Napoli, che da sempre si è mostrata al passo con il progresso e che ha dato origine a tantissimi altri servizi.
I primi facchini a Napoli, la storia
Il capoluogo campano nel corso della storia ha sempre mostrato una marcia in più in quanto a servizi innovativi, spesso ideati in modo spontaneo anche da privati. In città sin dagli inizi del 900′ erano già diffusi i venditori ambulanti.
Che in strada e per i vicoli rifornivano i passanti di ogni genere alimentare. Tra questi c’era anche la pizza che veniva trasportata nelle famose stufarole, che permettevano di mantenere caldo quell’alimento anche per diverse ore.
Quest’oggetto, insieme a tanti altri andati in disuso, permetteva di svolgere un lavoro importante per la collettività. Ma oltre ai venditori a Napoli nello stesso periodo si sono sviluppati anche i fattorini, con il servizio delivery molto diffuso.
Come è nato il servizio delivery a Napoli
La figura del fattorino a Napoli ha radici antichissime, così come quella del venditore ambulante. Pare infatti che i due ruoli, simili ma alla fine diversi, si siano sviluppati in contemporanea. Il primo vendeva il cibo in strada.
Il secondo invece lo consegnava a domicilio. E proprio grazie alla passione dei napoletani per la pizza che il servizio delivery è cresciuto nel capoluogo campano. Pare infatti che le nobildonne dell’epoca non consumavano la pizza insieme al “popolo” nei locali.
E si facevano consegnare le pizze a domicilio spesso anche in gran segreto per non far sapere della loro passione per un alimento così comune. Una tradizione che poi si è andata sviluppando sino ai giorni nostri.