Pimonte a Napoli, perché si chiama così: il motivo è semplice

origine del nome Pimonte

Pimonte gode di un’invidiabile posizione panoramica, situato tra le dolci colline dei Monti Lattari a sud e a est e il monte Pendolo a nord-est. Da lì infatti, è possibile ammirare il Vesuvio e il Golfo di Napoli in tutto il loro splendore.

Le bellezze del territorio di Pimonte

Pimonte non è solo ricca di storia, ma offre anche una serie di luoghi d’interesse e attrazioni. Le chiese di San Michele Arcangelo, San Nicola, la Beata Maria Vergine Immacolata e San Sebastiano sono esempi meravigliosi dell’architettura religiosa locale.

Tra le altre attrazioni naturali ci sono il famoso Sentiero CAI di fondo Zappino che offre un percorso affascinante attraverso la natura incontaminata. La Grotta di San Catello è poi una testimonianza affascinante delle antiche tradizioni locali.

Il Convento Belvedere, con la sua posizione panoramica è un altro luogo che merita una visita così come il Monte Croce. Qui i visitatori hanno l’opportunità di godere del grande spettacolo della natura.

L’origine del nome e la storia della cittadina napoletana

Il nome Pimonte nasce dalla locuzione latina “apud montēs“, ovvero “presso i monti“. Dopo la Repubblica di Amalfi, i Normanni e successivamente i sovrani Angioini premiavano con le terre nella zona nord-occidentale del Ducato di Amalfi coloro che si distinguevano per meriti militari o servizi amministrativi. Nel 1292, ad esempio, Pimonte venne concesso a Manfredo Maletta, conte di Mineo, e nel 1302 a Bartolomeo Siginulfo, conte di Telese.

Durante il regno della Regina Giovanna I, il castello delle Franche divenne proprietà dei Riccio del Sedile di Nido di Napoli. successivamente, nel regno di Regina Giovanna II, Giordano Colonna ottenne in concessione numerosi territori, tra cui Pimonte, Gragnano, Lettere, Le Franche, Minori e Maiori.

Le contese per il possesso di queste terre proseguirono per secoli, coinvolgendo diverse personalità dell’aristocrazia napoletana, come Raimondo del Balzo Orsini, Giovanni Miraballe e Alfonso d’Avalos.