Sono davvero tante le storie e le leggende su Napoli ed i napoletani che sono diventate famose nel corso del tempo. Una di queste riguarda la pazza più importante della città. Ovviamente il riferimento è a Piazza del Plebiscito.
Luogo unico al mondo, tra le icone del capoluogo campano e famosa in tutto il mondo. Dalla vicinanza della piazza con il Palazzo Reale, altro simbolo della napoletanità, nasce una storia curiosa e divertente, che fa sorridere anche i turisti che l’apprendono.
Tutto fa riferimento alle statue dei regnanti di Napoli che si trovano nei pressi del Palazzo Reale e che guardano proprio verso Piazza del Plebiscito. Andiamo a scoprire questa storia davvero curiosa che esprime in pieno l’essenza del vivere Napoli.
La storia delle statue di Piazza del Plebiscito
Al centro della vicenda sono proprio i monarchi che hanno regnato a Napoli attraverso i secoli. Uno dopo l’altro sono al centro di un curioso episodio leggendario avvenuto all’entrata di Palazzo Reale. Chi si è trovato almeno una volta in questo luogo non ha potuto non osservare le otto statue che rappresentano i fondatori delle dinastie dei re di Napoli.
Nel corso della storia queste statue hanno occupato più o meno sempre quel posto, anche se appare evidente il tentativo da parte dei Savoia di minimizzare l’importanza dei Borbone: la statua di Carlo di Borbone, ad esempio, porta solo l’iscrizione “Carlo III”, facendo così riferimento indirettamente ad una dinastia spagnola.
Chi ha fatto la pipì a Piazza del Plebiscito?
Tuttavia, col tempo, le statue hanno acquisito un significato più scherzoso tra i cittadini di Napoli. A causa delle particolari pose scultoree, è nata una leggenda urbana. Si racconta infatti che Carlo V D’Asburgo, indicando una chiazza sul suolo, abbia esclamato: “Chi ha fatto la pipì qui davanti?”
Carlo III avrebbe risposto: “Io non ne so nulla”, e Gioacchino Murat avrebbe invece ammesso: “Sono stato io, qual è il problema”. A quel punto, Vittorio Emanuele II, sguainando la sua spada, avrebbe minacciato: “Adesso te lo taglio”.
Ovviamente la storia viene raccontata in napoletano, con il “mo to taglio” finale, frase che fa sorridere ogni volta che viene raccontata, soprattutto quando ci si trova sul posto e si possono osservare le espressioni dei regnanti nelle statue.