Il carcere di Poggioreale, struttura iconica della città nonostante il suo scopo, ha una storia che risale al lontano 1914. Il progetto per questo istituto penitenziario iniziò nel 1905 per affrontare il sovraffollamento delle prigioni dell’epoca, tra cui la Vicaria (Castel Capuano), il Carcere del Carmine e il Forte di Vigliena.
A Napoli tutti sono abituati a chiamarlo comunemente carcere di Poggioreale, ignorando, però, che almeno nella sua versione estesa e ufficiale, il nome è un altro. O meglio vi è un’aggiunta. Un passaggio importantissimo e doveroso, infatti, trattandosi di una dedica speciale a una grande figura napoletana.
A chi è stato intitolato il carcere di Poggioreale
La casa si reclusione, infatti, dal 2013, è stata denominata Casa Circondariale di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia”. E’ stato quindi intitolato al vicedirettore Giuseppe Salvia assassinato dalla camorra. Nato a Capri nel 1943, a soli 13 anni si trasferì a Napoli per studiare al convitto Bianchi, dove completò gli studi classici.
Successivamente si laureò in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e ottenne l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato. Successivamente, superò il concorso per diventare vice-direttore di un istituto penitenziario, iniziando così la sua carriera nel sistema penitenziario italiano.
Nel 1973, Salvia fu nominato vicedirettore del carcere di Poggioreale, un periodo in cui la Nuova Camorra Organizzata reclutava manodopera all’interno delle prigioni. Nel 1980, si scontrò direttamente con il noto boss Raffaele Cutolo. E fu proprio il capo della criminalità organizzata ad ucciderlo.
La tragica fine di Giuseppe Salvia avvenne il 14 aprile 1981, quando fu vittima di un agguato sulla tangenziale di Napoli, all’altezza dello svincolo dell’Arenella. Nel retrovisore della sua auto notò un comportamento sospetto da parte di un’altra vettura. Nonostante una manovra disperata e il tentativo di ripararsi, fu colpito dai proiettili di una Colt Cobra calibro 38 special.
Per questo omicidio, Raffaele Cutolo fu condannato all’ergastolo come mandante, mentre sei individui furono ritenuti esecutori materiali del delitto, tra cui Mario Incarnato e Roberto Cutolo. L’ordine per l’omicidio sarebbe stato trasmesso attraverso Rosetta Cutolo, che avrebbe incaricato il gruppo criminale.
La storia del carcere di Poggioreale e il sacrificio di Giuseppe Salvia sono un triste ma significativo capitolo nella lotta contro la criminalità organizzata a Napoli, testimoniando la determinazione di coloro che si sono battuti per un sistema penitenziario giusto e sicuro.